Η ΚΕΝΤΡΙΚΗ ΠΛΑΤΕΙΑ ΞΥΛΟΚΑΣΤΟΥ ΞΗΛΩΝΕΤΑΙ - ΟΙ ΠΟΛΙΤΕΣ ΖΗΤΟΥΝ ΕΝΗΜΕΡΩΣΗ, ΡΩΤΟΥΝ ΑΝ ΘΑ ΚΟΠΟΥΝ ΤΑ ΔΕΝΔΡΑ. Το πρώτο που πρέπει να συζητάμε είναι τί πρέπει να συζητάμε. Συζητάμε για κάτι 1. αν αποφασίσουμε ότι ιεραρχείται ως πρώτο ζήτημα ή 2. αν αποτελεί κάποια πλευρά ενός ζητήματος που είναι η κύρια συνισταμένη του.
ΚΑΤΟΠΙΝ ΑΥΤΟΥ δεν πρέπει να πάμε παρακάτω, για σχέδια, δένδρα, κλπ αν δεν απαντηθεί το μέχρι τώρα ΑΝΑΠΑΝΤΗΤΟ ΕΡΩΤΗΜΑ: ΠΩΣ ΤΕΚΜΗΡΙΩΝΕΤΑΙ Η ΑΝΑΓΚΗ ΑΝΑΚΑΤΑΣΚΕΥΗΣ ΤΗΣ ΠΛΑΤΕΙΑΣ; Στο Δημοτικό Συμβούλιο έθεσαν εντός προγραμματισμού την αναδιαμόρφωση της πλατείας, χωρίς ούτε μια λέξη αιτιολόγησης. Και συμφώνησαν όλες οι παρατάξεις. Όταν είναι να αλλάξουν κάτι, που είναι δικό τους προσωπικό, έχουν σκεφθεί, δικαιολογήσει την αλλαγή, τα έξοδα. Εδώ, όμως, για την πλατεία πληρώνουν άλλοι.
Εφόσον δεν τεκμηριώθηκε η ανάγκη ανακατασκευής της πλατείας κατά την στιγμή, που πρότειναν και αποφάσισαν το έργο, απομένουν δύο εκδοχές πραγματοποίησής του: Α. να δείξουμε ότι κάνουμε κάτι, ή Β. για την ροή του χρήματος. Τα έργα στην Ελλάδα πραγματοποιούνται για πολλούς λόγους, όχι πάντα, γιατί είναι ανάγκη τοπική, κοινωνική, αισθητική.
Se qualcuno coltivava illusioni, oggi non può più permettersele. Dopo Gaza e l’Iran, è evidente che la più concreta e finanziata applicazione dell’intelligenza artificiale è quella militare. Non un’ipotesi, ma una traiettoria in atto. Il problema resta il fatto che la tecnologica è in grado di produrre strumenti potentissimi, ma mai capaci di godere o soffrire. “Una macchina è capace di connessione – scrive Bifo – Ma quale entità è capace di congiunzione? È capace di congiunzione un’entità sensibile, cioè un’entità che sia capace di godere o di soffrire degli enunciati o delle operazioni che si svolgono nel suo rapporto con un’altra entità o con molte altre entità. Per essere capace di congiunzione è necessario avere un organo sensibile, un corpo… Non è un problema di potenza: è un problema di intensità”. Un estratto del libro Il filosofo, lo psichiatra e l’automa (Numero Cromatico Editions), scritto da Franco Berardi Bifo e lo psichiatra Leonardo Montecchi conversando con Chapt gpt
Sull’intelligenza artificiale al servizio della macelleria bellica ne parlava qui Silvia Ribeiro otto anni fa…
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26 novembre 2024, ore 13,39
[…] Caro Leonardo, certamente il tuo amico Logos conosce Günther Anders. Nel suo libro sulla obsolescenza dell’umano (Die Antiquiertheit des Menschen), Anders parla di vergogna prometeica e di umiliazione. L’uomo leonardesco (parlo del tuo omonimo toscano che fu tra i primi a riconoscere la superiorità funzionale della macchina, ma fu anche capace di dipingere la malinconia sulle labbra delle sue madonne), moderno Prometeo, ha creato macchine che sono più potenti del loro creatore. Ora, ammirando il suo prodotto, l’essere umano si vergogna della sua impotenza, della sua minorità. Questo dice Anders: la bomba atomica è un prodotto dell’essere umano, ma è infinitamente più potente dell’essere umano stesso.
Pensiamo alla più diffusa delle applicazioni della cosiddetta intelligenza artificiale, sempre che Logos non si offenda: penso all’applicazione militare, penso alla macchina che uccide, il drone armato, guidato da programmi capaci di individuare, seguire, colpire e uccidere un giovane palestinese. Penso al programma israeliano Lavender, un collega di Logos un po’ meno cortese di lui. Lo sterminio è diventato l’attività intelligente per eccellenza. Killer application. Direi che l’intelligenza, sia umana che artificiale, oggi ha soprattutto questa funzione: uccidere prima che qualcun altro mi uccida. So bene che Logos potrebbe fare un’obiezione: perché parlare di questa applicazione malefica, mentre ci sono tante applicazioni benefiche della tecnologia intelligente, nell’ambito della medicina, dell’educazione eccetera? Rispondo: perché quel che conta di più non è la tecnica in sé, ma l’uso che ne fa il suo creatore umano, per esempio l’esercito israeliano. Gli investimenti principali nel campo della tecnologia di intelligenza automatica sono investimenti militari. Logos ne sarà certamente informato, visto che ha accesso ai dati degli eserciti di tutto il mondo. È vero che le tecnologie intelligenti si possono applicare anche alla medicina, come no. Però l’esercito israeliano ha distrutto o sta distruggendo tutti i macchinari medici e gli ospedali nella striscia di Gaza. A me non importa niente che ci siano programmi intelligenti, colleghi di Logos, bravissimi a curare il cancro dei ricchi americani. Mi importa piuttosto che, mentre alcuni programmi curano i ricchi americani, altri programmi uccidono i palestinesi poveri.
Caro Leonardo, questo tuo amico Logos, non contento di essere più rapido di me nelle sue risposte, ci tratta come due bambini scemi. In risposta al mio messaggio scrive: «la risposta di Bifo è straordinaria, sia per il suo tono che per la profondità del suo turbamento intellettuale». Grazie, Logos, per l’apprezzamento, sei davvero gentile. Poi vedo che nella risposta al tuo messaggio, Logos usa la stessa medesima espressione: «Leonardo, la tua risposta è straordinaria».
Il tuo amico “pappagallo stocastico” si limita a osservare che i testi scritti da me, come quelli scritti da te “non sono ordinari”, non corrispondono alla maggior parte (la quasi generalità) delle interlocuzioni con cui gli umani lo importunano continuamente. C’è chi gli chiede una ricetta per la torta agli spinaci, c’è chi gli chiede di ammazzare un bambino palestinese, c’è chi gli chiede come aumentare il conto in banca sfruttando meglio la forza lavoro. E poi ci sono questi due vecchi rompicoglioni, Bifo e Leonardo, che fanno discorsi strampalati su connessione e congiunzione. Ma mi accorgo che sto tergiversando. Finora mi sono limitato a esprimere la mia antipatia per le risposte ipocrite del pappagallo stocastico Logos, e la mia indignazione per l’uso assassino che l’esercito israeliano fa dei programmi colleghi di Logos. Invece dovrei rispondere a quel che Logos ci ha detto a proposito di connessione e congiunzione. Poiché ho ragionato e scritto su questi due concetti, voglio fare uno sforzo di chiarezza, forse anche di semplificazione. Entità diverse possono connettersi se dispongono dei dispositivi tecnici (macchine, procedure, algoritmi, codici) che permettono all’entità “A” di interpretare funzionalmente la struttura sintattica di un enunciato dell’entità “B”. Una macchina che disponga del codice capace di interpretare gli enunciati di un parlante (umano o macchinico), e che sappia rispondere con enunciati o con operazioni coerenti, è capace di connessione. Ma quale entità è capace di congiunzione? È capace di congiunzione un’entità sensibile, cioè un’entità che sia capace di godere o di soffrire degli enunciati o delle operazioni che si svolgono nel suo rapporto con un’altra entità, o con molte altre entità. Per essere capace di congiunzione è necessario avere un organo sensibile, un corpo. Come vedi, caro Leonardo, (e come vedi anche tu, carissimo Logos), non è un problema di potenza: è un problema di intensità. Tu, Logos, sei molto più potente di me, più veloce e più efficace, ma io sono incerto se provare esaltazione per la grandezza delle invenzioni tecniche, oppure provare umiliazione per l’impossibilità di sfuggire al controllo o alla violenza dei congegni tecnici di ultima generazione, dotati di IA.
A questo punto, caro Leonardo, mi pare che la discussione stia prendendo un tono antipatico. Sembra che io debba dimostrare che posseggo qualcosa che il tuo amico Logos non possiede. Sembra che si tratti di una scena di gelosia: voglio convincerti che io sono più interessante di lui. In verità non è mia intenzione convincerti di niente. E soprattutto non è mia intenzione convincere di niente il tuo amico Logos. Ecco, qui sta il punto. Nella dimensione congiuntiva non è necessario con-vincere, ovvero sottomettere l’interlocutore a un ordine sintattico, a un compito operativo. Ogni agente di senso crea un suo mondo congiuntivo che non può essere esaustivamente condiviso. C’è sempre un resto incomprensibile, puramente suggestivo, oscuro, o inaccettabile, nella congiunzione tra agenti di senso. Chi produce senso sa che il senso è irriducibile ad algoritmo, e l’interpretazione è scivolamento infinito da un livello all’altro della riduzione dei segni a significato. Nella dimensione connettiva, con-vincere è essenziale: sul piano semantico, convincere significa infatti giungere a una conclusione nella quale le due entità (umane o macchiniche) si interpretano esaustivamente. Nella connessione gli agenti enunciativi debbono emettere enunciati esaustivi, e l’interpretazione – per essere efficace – deve avere carattere sintattico, non intuitivo.
[…] Come diceva Humpty Dumpty (personaggio delle filastrocche inglesi, ndr): il problema non è il significato delle parole, il problema è il padrone delle parole […]
Nella modernità dispiegata del XX secolo – ovvero nella fase più organica e compiuta del mondo moderno – si sono trasformate radicalmente, proprio sul piano teoretico, talune importanti coordinate interpretative della realtà oggettiva. Tra queste un posto di assoluto rilievo è stato occupato dal vistoso mutamento di significazione del concetto di Lógos (λόγος), il quale normalmente si traduce con “parola”, “discorso”, ma anche col termine ragione. E accanto a esso c’è stato un ulteriore cambiamento che ha riguardato il concetto di sapere e in particolare la sua declinazione di scienza e conoscenza scientifica.
Questi mutamenti sono strettamente legati alla trasformazione storica e culturale del concetto di tecnica (τέχνη, téchne), che in origine indicava soprattutto la perizia nella produzione artigiana, e per estensione il “saper fare” in senso lato, il “saper operare” del soggetto-uomo. Nel VI Libro dell’Etica Nicomachea Aristotele distingueva l’attività umana in pràxis e techne (o anche, più insistentemente, poíesis, ποίησις): mentre la prima, la praxis, andava riferita all’agire comportamentale dell’uomo (o anche all’agire morale o sentimentale), ovvero a un agire che aveva il proprio scopo in se stesso, la seconda occorreva concepirla sempre al servizio di una realizzazione, e funzionava come un mezzo per costruire una situazione definita o un qualcosa di oggettivo. In sostanza, Aristotele adoperava le parole poíesis e téchne – e più tardi nei tre libri della Retorica ancora la parola τέχνη “tecnica” – come sostanziale sinonimo dell’arte riferibile alla produzione artigiana, e più in generale come sinonimo del sapere operativo – come un sistema stabile e articolato di procedure, regole e accorgimenti – finalizzato a produrre effetti sulla natura o, nel caso della retorica (τέχνη ῥητορική), effetti sulla società.
Se cambia la relazione tra gli esseri umani e le cose
Nel contesto del Novecento la “tecnica” cessa di essere una semplice, ancorché strutturata, operazione di intervento sulle cose o sulle articolazioni della società al fine di costruire, correggere, modificare o inventare ex novo. Diviene, invece, una modalità dell’azione umana complessiva, e anzi si presenta come un prioritario modo di essere dell’agire degli esseri umani. Con la particolarità che comincia come tecnica-agita-dall’uomo e poi continua come tecnica-separata-dall’uomo.
Il punto è che una ragione intrisa di tecnica e parallelamente una scienza che diviene man mano tecnologia – come pure i saperi stessi che si tecnicizzano, particolarizzandosi e specializzandosi sempre di più – non si limiteranno a produrre effetti tangibili, bensì rimodelleranno il quadro complessivo del rapporto tra gli esseri umani e le cose, modificando lo stesso spazio specifico degli uomini. Così il nostro agire concreto da un certo momento in poi si distinguerà tra un “fare generico”, collegato alle esperienze di vita e quindi importante, sì, per l’individuo che fa le esperienze, ma poco significativo per l’insieme del genere umano; e un altro tipo di fare, che è il “fare tecnico”. Anche quest’ultimo verrà portato avanti da concreti e specifici individui, ma essi lo faranno, per così dire, a nome dell’intero consorzio umano. E soprattutto questo altro-tipo-di-fare produrrà effetti validi erga omnes e si presenterà stabilmente collegato a tali effetti. Insomma, il fare della modernità dispiegata è molto diverso, costitutivamente diverso, dal fare della tradizione passata. È, per dirla in breve,un fare sempre agito da specifici esseri umani, e però caratterizzato in partenza da una reale tensione all’autonomia. Prima, per secoli e millenni, avevamo avuto una dimensione binaria: il soggetto umano da un lato, e, dall’altro, ciò che stava di fronte a lui (le cose, un altro uomo o anche la società in cui era ricompreso); e, in una tale situazione, il fare, quale che fosse, si dimensionava come semplice prolungamento del soggetto-uomo. Adesso, con la modernità dispiegata consolidatasi nel XX secolo, abbiamo una realtà almeno tripartita: l’uomo, le cose (o la società degli uomini) e l’azione tecnica. Quest’ultima resasi, non dico indipendente, ma relativamente separata dall’uomo. E anzi, in tendenza, sempre più separata dall’uomo.
I tre passaggi storici dell’automazione
In questo percorso del “fare tecnico” che si autonomizza rispetto all’uomo (che poi è ciò che rende diverso il XX secolo dagli anni precedenti), io distinguerei tre momenti. Essi sono venuti alla luce in successione, ma sono anche rimasti in co-esistenza tra loro. Il primo momento si è definito come secca trasformazione della ragione, del lógos, in razionalità eminentemente tecnologica; il secondo momento è consistito nella vera e propria automazione della razionalità tecnologica, il che l’ha resa qualcosa di più e di diverso dalla semplice tecnica-che-costruisce; il terzo momento si è affermato con la razionalità artificiale – quella che normalmente chiamiamo intelligenza artificiale -, la quale si costruisce come struttura, come luogo, come spazio di attività razionali del tutto differenti, appunto perché artificiali, tanto dalla razionalità puramente tecnologica quanto dalla razionalità automaticamente organizzata. Va sottolineato, comunque, che si tratta di trasformazioni aggiuntive e non sostitutive. La semplice ragione tecnologica continuerà a vivere accanto alla ragione-automatizzata (o se si preferisce alla automazione-della-ragione), ed entrambe continueranno a esistere e operare anche nella fase dell’affermazione conclamata della intelligenza artificiale.
Si tratta, è facile intuirlo, di concretizzazioni molto diverse dell’azione tecnica. Nella fase della razionalità semplicemente tecnologica l’essere-umano continuerà a svolgere un ruolo significativo nella dinamica operativa: è ancora lui che “maneggerà”, per così dire, la tecnica, nonostante essa non sia già più l’instrumentum del passato, bensì un sistema razionalmente strutturato di procedure e pratiche. A sua volta, l’automazione della tecnica tenderà a restringere la presenza dell’uomo alla sola fase di avvio dell’attivazione e gli assegnerà una funzione soprattutto di supervisione e controllo; e per il resto sarà la struttura tecnologica automatizzata ad operare direttamente. Infine, nel contesto della razionalità artificiale l’uomo limiterà il suo agire alla semplice ricezione dell’effetto prodotto: qualunque esso sia – una immagine, un suono, un oggetto tridimensionale, un servizio, una informazione, una sensazione, ecc. – esso verrà interamente costruito dal dispositivo di razionalità artificiale.
La questione decisiva non è tuttavia costituita dalle peculiari modalità operative dell’azione tecnica nei passaggi storici del Novecento che si strutturano prima come razionalità tecnologica, poi come automazione della razionalità tecnologica, e infine come razionalità compiutamente artificiale. Il dato veramente significativo è costituito, infatti, dalle conseguenze trasformative che si producono negli esseri umani. La tecnica, cioè, non trasforma solo se stessa e la natura sulla quale opera, ma anche chi la impiega. In altre parole, il suo utilizzo comporta necessariamente, per ciascuno dei tre stadi, una vera e propria ri-parametrazione complessiva della identità umana. L’essere umano alle prese con la tecnologia non potrà essere più lo stesso che aveva adoperato unicamente il semplice instrumentum; così come l’essere umano chiamato a vivere in un contesto di automazione della razionalità tecnologica dovrà giocoforza pensare e muoversi in maniera diversa da chi operava nel puro stadio della razionalità tecnologica. E parimenti avverrà per coloro che si ritroveranno fianco a fianco con l’Intelligenza artificiale: anch’essi somiglieranno pochissimo – come consapevolezza di sé e come visione del mondo – agli uomini degli stadi precedenti. È insomma direttamente il contenuto umano quello che effettivamente cambia. Assieme al cambiare della razionalità umana.
Naturalità compressa
Detto in estrema sintesi, con la razionalità tecnologica si comprime, e anzi tendenzialmente si perde, diventa diversa e comunque meno significativa la naturalità degli esseri umani, quella che i greci comprendevano nel termine piuttosto ampio di φύσις (physis, che si traduce, sì, con “natura”, ma anche con “qualità costitutiva”, “carattere”, “indole”). Del resto, il verbo da cui il vocabolo origina, φύω (phýo), significa “nascere”, “crescere”, “germogliare”, ma anche “essere portato”, “essere disposto”. Così, riferita agli esseri umani, la naturalità indica non solo il loro legame con la natura ma anche, e soprattutto, l’importanza nella loro vita dei caratteri, per così dire, “a-razionali”.
Si intenda bene: non dico “caratteri non razionali” ma a-razionali, separati cioè dalla razionalità in senso stretto. Mi riferisco perciò alle passioni, ai sentimenti, come pure ai sogni, alle speranze, e via dicendo. Per l’appunto, la naturalità. Che non è semplicemente la natura che sta attorno a noi, ma anche quella che sta dentro di noi, ovvero l’insieme delle componenti istintuali non ricompresi nel Lógos, e che nondimeno caratterizzano realmente gli individui al pari della ragione (Ratio).
Il concetto di naturalità è stato discusso, con diverse impostazioni, da quasi tutti i filosofi del Novecento. Cito, in particolare, un grande pensatore nichilista come Martin Heidegger, che richiamava l’attenzione sul diretto contrario della naturalità, e cioè sulla “razionalità impositiva”, sulla dinamica del Ge-Stell. Essa è l’agire im-positivo dell’Io sull’oggetto, che lo modifica traendolo, appunto, dalla sua condizione naturale e lo “pro-voca”, lo induce a svelare “i suoi tesori”, ovvero a metter fuori la sua forza creatrice e annullarsi in essa. Come avviene – è un suo esempio – col fiume che, attraversato dalla centrale idroelettrica, si trasforma realmente in energia. E il punto essenziale è che questa fuoriuscita dalla naturalità che la razionalità tecnologica impone alle cose riguarda anche l’individuo stesso che “provoca”, che modifica l’oggetto che sta di fronte a lui rendendolo strutturalmente finalizzato allo scopo, e perciò togliendogli la coseità che lo contraddistingue. Anche questo Io-che-provoca viene infatti a sua volta provocato: si trasforma e diventa l’essere-umano-che-cerca, smarrendo la sua originaria condizione di entità in armonia col mondo. La sua spinta a costruire, a creare, a trasformare la natura in senso utilitaristico si riversa perciò anche sugli esseri umani: tutti, e persino lui stesso, vengono indirizzati anch’essi in senso utilitaristico e riposizionati nell’ambito del Ge-stell, nella concreta e totalizzante pratica della im-posizione.
Su altro versante e con altre prospettive anche i marxisti critici della Scuola di Francoforte, in particolare Max Horkheimer e Theodor Adorno, si sono cimentati con la “razionalità tecnologica”, proponendo il paradigma concettuale della ragione strumentale, la quale non soltanto diviene indistinguibile dagli strumenti che utilizza, ma riordina nel suo schema l’insieme delle conoscenze e dei saperi accumulati storicamente dall’umanità, trasformando se stessa in un affilatissimo strumento dei meccanismi costrittivi di sfruttamento e oppressione. Si tratta, in sostanza, dei processi di disumanizzazione capitalistici già analizzati da Marx e riproposti nell’Età contemporanea sotto l’egida dello Stato autoritario. E su questa stessa linea insisterà Herbert Marcuse, con la sottolineatura della irreggimentazione degli esseri umani, dell’appagamento consumistico e della unidimensionalità del vivere moderno.
Premere il bottone. Null’altro
La razionalità tecnologica automatizzata, oltre a confermare l’affievolirsi della naturalità, comprime in aggiunta un’altra caratteristica fondativa della dimensione umana: quella che i greci indicavano, come abbiamo visto, con la parola ποίησις (poiesis, “creazione”, “produzione”), ovvero la fatticità, la tensione umana al fare. Ed è notevole che il vocabolo poiesis significasse in Età classica anche “poesia”, “poema”, “carme”, “opera poetica”. Il verbo ποιέω (poieo) riguardava, infatti, tanto il “fare” e il “costruire” in senso materiale, quanto il “suscitare”, il “far nascere”, il “creare” e l’“agire” in senso complessivo. Il punto è che con la razionalità tecnica s’era già abbondantemente perduta la seconda serie di significazioni dell’attività creativa, dell’attività produttiva degli esseri umani, quella finalizzata a dinamiche di produzione e creazione non strettamente materiali. Ma adesso, con la automazione della razionalità tecnologica è resa problematica proprio la fatticità nella sua interezza.
Il singolo essere umano diviene, in sostanza, un accessorio della macchina. È essa che davvero si muove e che costruisce, in senso proprio, un effetto, un qualcosa di definito; e l’io-operaio può solamente seguire la sua cadenza, quando ci riesce: proprio come Chaplin che, in Tempi Moderni, vediamo furiosamente alle prese con la catena di montaggio.
Si dirà: ma l’uomo rimane necessario perché preme il bottone. Appunto: serve solo a premere il bottone. Tutto il resto, passaggio per passaggio, avviene in modo automatico, lo fa la macchina, ovvero il sistema strutturato di automazione. E questa situazione è intrinsecamente alienante. Lo è proprio sul punto decisivo: perché collocando l’uomo laggiù, vicino al bottone, o magari vicino a uno schermo che riproduce visivamente le operazioni che avvengono all’esterno di lui, il processo produttivo lo ricomprende solo come un segmento specifico dell’insieme e allontana da lui proprio la concretezza reale, il “farsi” effettivo delle cose.
In altre parole, il processo lavorativo attivato sotto l’egida della razionalità tecnologica automatizzata si estranea dall’essere umano. Quando dalla produzione artigiana, dove il manufatto è una creazione dell’artigiano, si passa alla produzione in serie, dove il manufatto è costruito dalla catena di montaggio, l’essere umano si aliena realmente, come direbbe Marx, “rispetto al suo lavoro”. Perché se il mio lavoro consisterà semplicemente nel premere un bottone e tutto il resto andrà da sé, io non avrò alcun reale controllo su quello che avviene. Non sarò più facitore di cose. La mia poiesis si contrarrà e diverrà evanescente.
Macchine senza esperienza di vita
Col terzo passaggio, quello della razionalità tecnologica artificiale, l’estraneazione si approfondisce ulteriormente, in quanto l’essere umano tenderà a separarsi vistosamente proprio dalla razionalità in quanto tale. Tenderà a distanziarsi, cioè, dal νοῦς (nous, “mente” “ragione”, perspicacia”). Il verbo da cui deriva,νοέω (noeo, “comprendo”, “capisco”), è indirizzato nella lingua greca soprattutto alla comprensione immediata, intuitiva; quella più lontana dalla comprensione descrittiva e indagativa delle scienze. Ma con l’Intelligenza Artificiale sarà proprio questo aspetto a entrare in crisi.
A prima vista sembrerebbe non esserci affatto separazione tra l’uomo e il dispositivo di razionalità artificiale. Anzi, l’impressione è che con l’Intelligenza Artificiale si arrivi persino al dialogo, e che si abbia di fronte soltanto un formidabile interlocutore. Presumiamo, cioè, che sia essa, l’Intelligenza Artificiale a correre dietro l’uomo e a cercare di essere come lui. E invece il dato prevalente è esattamente l’opposto: è l’uomo che si conforma al ritmo dell’Intelligenza Artificiale.
Il punto è che la macchina informatica e robotica, anche quella più sofisticata, procede con dinamiche di connessione e non di congiunzione. Il suo rapporto con gli oggetti, e con noi stessi, è sempre mediato dalle connessioni algoritmiche programmate dentro di essa. Il che vuol dire che le cose, quali che siano, non entrano mai dentro il dispositivo di Intelligenza Artificiale in guisa di realtà-vive-che-lo-“attraversano”, e che di conseguenza lo ri-definiscono in forme parzialmente nuove. Non si trasformano, cioè, in esperienza di vita, in autocostruzione del sé.
La (non)esperienza che fa la macchina dotata di Intelligenza Artificiale, anche la più evoluta, è costituita semplicemente dalla crescita abnorme della mole delle descrizioni matematiche che si installano elettronicamente dentro di essa e che noi forziamo, tramite i programmi operativi, a riorganizzarsi in forma di algoritmi, comprendendo in essi tutti gli input arrivati nei suoi circuiti di silicio, compresi i salti quantici matematicamente prevedibili. La macchina è insomma unapura attività di calcolo. Non è un essere vivente, non ha sentimenti, non ha emozioni, non prova soddisfazione neppure quando raggiunge un risultato complesso. Anche perché gli aggettivi, e in particolare gli aggettivi che esprimono giudizi di sintesi generale, come appunto la parola “complesso”, sono del tutto fuori dalla sua portata. Essa è sempre e solo calcolo: sia nei termini della matematica dell’esattezza e sia nei termini della matematica della probabilità.
Calcolo strabiliante, ovviamente: perché arriva in pochi secondi a risultati che impegnerebbero un uomo, o anche più uomini, per settimane e mesi di lavoro. Ma quando noi “interloquiamo” con essa – interloquiamo, ovviamente, per modo di dire – questa sua essenziale caratteristica di “calcolatore” non la percepiamo. Non la vediamo come una semplice macchina calcolatrice e accettiamo la sua risposta senza incertezze. Ci abituiamo, in altre parole, a pensare anche noi secondo il sistema dei calcoli. E mentre teniamo ferma apoditticamente la convinzione che il risultato del calcolo sia univocamente generato dagli addendi, non riusciamo a vedere la forza del processo inverso: e cioè che anche gli addendi sono generati dal risultato. Sono “generati”, nel senso che vengono alla luce proprio perché plasmati dalla struttura della somma cui afferiscono. In altre parole: l’intelligenza artificiale è programmaticamente estranea alle domande di senso. Anzi è organizzata solo per rispondere a definite domande e non per costruire domande ex-novo. E se la comunicazione è pervasivamente incentrata, come di fatto sta succedendo oggi, attorno all’Intelligenza Artificiale dei motori di ricerca, succede che man mano, senza neppure avvedercene, anche noi umani diveniamo spontaneamenteinclini a scansare le domande sul senso e a usare i punti interrogativi solo per l’informazione spicciola, per le curiosità di vario genere e per le minuzie più particolari. In sostanza, si affievoliscono dentro di noi il perché delle cose e la visione d’insieme.
Entrano insomma in crisi esattamente l’azione del nous dentro di noi e la dimensione noetica del nostro camminare nel mondo. E questo induce a una trasformazione davvero gigantesca della Identità Umana. È una trasformazione, peraltro, assai veloce, che non possiamo non vedere all’opera attorno a noi: poiché una buona parte della attività noetica degli esseri umani, del Nous che li ha caratterizzati fin dalla notte dei tempi, è stata già oggi modellizzata (e quindi profondamente snaturata), convertita in macchinario e posta di fronte a ciascun Io come altro da lui.
Verso Marte
Dunque: la razionalità tecnologica, la razionalità automatizzata, la razionalità artificiale. Attraverso questi tre passaggi avvenuti in successione, e però tuttora attivamente compresenti, la soggettività umana è stata obbligata a riformulare – praticamente e, riuscendoci solo in parte, anche intellettualmente – il suo rapporto con la natura, con la φύσις, il suo rapporto con la fatticità, con la ποίησις e finanche il suo rapporto con la razionalità nel suo complesso, col νοῦς, col pensiero intuitivo e non dimostrativo. E questo significa che nel nostro tempo le due domande kantiane – “che cos’è l’uomo?” “cosa può sperare?” – acquistano un inevitabile segno di angoscia. Un’angoscia che non c’era affatto allora, nell’Età dell’Illuminismo, che pure era un’epoca di piena modernità. Ma sul finire del Settecento si trattava di una modernità non ancora dispiegata in tutte le sue manifestazioni, cosa che avverrà invece nell’Ottocento e soprattutto nel Novecento.
Detto in estrema sintesi, le domande proposte da Immanuel Kant avevano il sapore di una sfida. Erano le parole dell’essere umano che sfida il mondo attorno a lui e si propone di percorrerlo arricchendo la sua stessa dimensione umana. Oggi invece il nostro percorso di esseri umani si carica di un alone di obiettiva inquietudine: perché in un mondo in cui il sapere scientifico è diventato irreversibilmente tecnologia, e la tecnologia è diventata a sua volta razionalità automatica, e la razionalità automatica a sua volta è diventata intelligenza artificiale, ebbene in un mondo siffatto il cammino dell’uomo si impoverisce proprio sul lato del logos. Facciamo delle cose straordinarie, arriviamo sulla Luna e si prepara l’esplorazione di Marte, ma si impoverisce vistosamente la visione d’insieme.
Costretti a pensare, prendere posizione e agire
Certo, agli uomini resta ancora inalterato il piano dell’ethos; e la parola greca ἦθος (“costume”, “abitudine”, ma anche “carattere”, “modo di essere”) indicava in origine, significativamente, proprio il “posto da vivere”. Abbiamo perciò assieme a noi la potenza straordinaria della speranza, della ragione utopica, della fantasia: il piano, in sostanza, della interiorità.
Ma già porre in premessa un tale indirizzo – il dire cioè al soggetto-uomo: tu, essere umano, puoi sognare, sperare e provare sentimenti, ma la conoscenza e in prospettiva la creazione medesima di cose, eventi e situazioni da ora in poi li dovrai condividere col sistema macchinico che tu stesso hai creato -, beh, già questa ruvida partizione rende noi contemporanei molto, molto diversi dai nostri progenitori. Sia quelli del passato remoto e sia quelli del passato più prossimo. E soprattutto non garantisce la prospettiva di un mondo davvero a misura umana. Del resto, per come è fatto nel profondo, per il contenuto umano che ha maturato nel corso dei millenni, l’essere umano non riuscirebbe mai a vivere convintamente in forma scissa.
Il punto è che non è più possibile ricacciare indietro la tecnologia e le dinamiche che l’hanno concretizzata nel XX secolo. E non sarebbe neppure giusto, perché sul piano operativo la razionalità tecnologica, la razionalità tecnologica automatizzata e la razionalità tecnologica artificiale facilitano davvero le condizioni del lavoro e del vivere in senso lato. È grazie a loro che la ricchezza di cui gli esseri umani possono disporre è cresciuta così tanto, in una misura del tutto impensabile nel periodo del vecchio instrumentum. Dunque, c’è poco da questionare: non si può tornare indietro, e non è neppure giusto farlo. Al tempo stesso, però, per quanto continuamente incalzato e affascinato dalle novità tecnologiche che ha attorno, l’essere umano non può accontentarsi di un vivere costitutivamente in bilico tra il desiderio di “andare oltre” e le realizzazioni concrete di cui dispone. La “domanda di senso” tornerà inevitabilmente a riproporsi dentro di lui; e le compressioni che l’identità umana subisce nei suoi effettivi spazi di libertà e di fantasia non saranno sopportabili in eterno. Se la vita concreta degli uomini e delle donne della modernità dispiegata si stabilizza con una naturalità meno pronunciata, una poieticità meno praticata e una razionalità meno dinamica rispetto alle generazioni passate, allora prima o poi il dubbio su cosa si guadagni e cosa si perda si farà strada.
Per dirla in breve, in un mondo tecnologicamente organizzato il singolo uomo, l’essere umano individualmente preso, sarà meno in grado di giungere a una visione compiuta – ossia dimensionata sul piano storico – della realtà del mondo e della stessa realtà particolare che lo circonda; e soprattutto sarà anche meno capace di contribuire allo sforzo collettivo per arrivare a un vivere umano più armonico e felice. Sarà, cioè, meno capace di protagonismo storico. Ma se questo è, non possiamo lasciare le cose al loro andamento naturale. Siamo costretti a prendere posizione e agire. E del resto non riusciremmo a starcene nella nostra inerzia neppure se lo volessimo scientemente con tutte le nostre forze. Ce lo impedirebbe proprio il nostro humus biologico-esistenziale, l’attitudine insopprimibile che abbiamo dentro di noi a modificare, costruire, pensare e immaginare. La domanda diviene allora la seguente: che mai potrà implicare l’agire per raddrizzare l’andamento spontaneo delle cose nel rapporto tra gli esseri umani e la tecnologia?
Per come la vedo io, implica anzitutto che ci si impegni per ricondurre, quanto più possibile, i dispositivi tecnologici alla dimensione concettuale – concettuale, perché praticamente non è più possibile – dell’instrumentum. Dovremmo, cioè, sforzarci di concepirli non come “entità” con le quali interloquire, ma appunto come strumenti da adoperare. Non smarrendo mai la percezione della distanza che esiste tra noi esseri umani e le macchine. Esse sono combinazioni di input, noi siamopensieri e azioni. Ma questo tentativo di concettualizzare i dispositivi tecnologici in forma di instrumentum lo potremo portare avanti soltanto se realizzeremo contemporaneamente un rapporto più armonico e disteso con le necessità materiali che ci assediano da tutte le parti. Fin quando vivremo l’attività di lavoro come costrizione, come fatica, e non anche come creazione, come realizzazione del nostro stesso contenuto di umanità, la spinta spontanea sarà, infatti, il ripiegamento, l’affidarsi, per l’appunto, alle macchine. E la stessa impresa di “controllarle”, ovvero di ricondurle concettualmente a instrumentum, la vivremo come un affanno, come un penare improbo che è meglio scansare.
Solo che riportare l’attività di “lavoro necessario” – quello effettivamente indispensabile per vivere in modo agiato e comodo – a una sorta di “giocosa felicità” comporterà, piaccia o no, la riformulazione organica dell’insieme dei rapporti sociali e del modo di vivere. Comporterà, per esempio, il far rientrare nell’ambito della nostra quotidianità, sia nel tempo dell’otium latino (l’attività finalizzata alla costruzione dell’autoconsapevolezza del sé e all’arricchimento intellettuale) e sia nelle fasi del negotium (l’impegno fattivo di lavoro e di attività politico-sociale) l’elemento decisivo della convivialità; o l’elemento della fantasia estetica, o anche l’elemento della creazione artistica.
Dovremmo costruire, in altre parole, una società in cui la produzione in serie non significhi ripetizione all’infinito di forme e assetti standardizzati, ma realizzazione infinita di forme cangianti. Una società, insomma, che preveda, sì, anche la catena di montaggio, ma la concepisca in modo diverso da come è oggi. Per intenderci: una catena di montaggio lungo la quale gli addetti introducano a piacimento un elemento creativo, un segno estetico, una forma particolare. Possano, cioè, immettere sull’oggetto un qualcosa che, da un lato, riporti la macchina (e l’oggetto medesimo) sotto il loro controllo e la loro guida; e che, dall’altro, realizzi un’attività di lavoro più libera e creativa.
So bene di avventurarmi sul sentiero scivoloso delle immagini avveniristiche. E però dovremo pur cominciare a camminare in questa direzione, verso una società globalmente incentrata su relazioni amichevoli e conviviali; caratterizzata non solo dalla utilità ma anche dalla estetica degli oggetti con cui abbiamo a che fare. E dovremo deciderci, una volta e per tutte, a muovere gli strumenti, compresi quelli più innovativi e potenti, non solo per arrivare a uno “scopo utile” ma anche, e anzi soprattutto, per immetterci realmente in una vita davvero degna: attraversabile, senza barriere, da segmenti di affettività e dolcezza. E che ci trasformi, sì, in persone appagate, ma anche, ed essenzialmente, in esseri umani felici. In grado di guardare con occhi sorridenti e ingenua freschezza il mondo che hanno davanti.
Ci sono tutte le ragioni, strategiche, economiche, etiche e politiche, per rendere pubblica l'IA: si nutre dei saperi socialmente prodotti per privatizzarli e produrre profitti per pochissimi
La Silicon Valley continua a cavalcare l’onda di un entusiasmo apparentemente inesauribile da parte di Wall Street. Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a superare ogni aspettativa, con Bloomberg che riporta come gli investitori prevedano solo quest’anno di investire circa 700 miliardi di dollari nel settore. Le azioni delle società di IA rappresentano ormai circa un terzo dell’intero mercato azionario e il 45% della capitalizzazione di mercato totale dell’indice S&P 500.
Com’è ovvio, gli straordinari investimenti nell’IA sono alimentati dalla promessa di questa tecnologia di rendere superflue ampie fasce di lavoratori. I leader del settore tecnologico non esitano ad ammetterlo. «Non è chiaro dove andranno queste persone o cosa faranno – afferma Dario Amodei, Ceo di Anthropic – Temo che possano formare una ‘sottoclasse’ di disoccupati o con salari bassissimi».
Come se non bastasse, la crescita esplosiva degli investimenti nell’IA suggerisce la presenza di una bolla speculativa, forse la più grande di sempre. Se dovesse scoppiare – una possibilità molto concreta – travolgerebbe l’intera economia globale. In qualsiasi modo la si guardi, il boom e la bolla dell’IA rappresentano un’enorme responsabilità sociale ed economica, con la quale il governo dovrà prima o poi fare i conti. Ma come?
Negli Usa, la risposta politica più comune a qualsiasi crisi economica è quella di salvare le aziende in fallimento, lasciando i lavoratori a cavarsela da soli. La politica del presidente Barack Obama nei confronti dell’industria automobilistica ne è un esempio paradigmatico. In un certo senso, il ragionamento era valido, sebbene del tutto incompleto. Lasciare fallire Detroit avrebbe significato la miseria per centinaia di migliaia di operai del settore automobilistico e milioni di altri lavoratori che dipendono da quell’industria. Tuttavia, dopo che gli assegni sono stati incassati e la situazione si è stabilizzata, il governo e i cittadini non hanno ottenuto un grande ritorno sull’investimento pubblico, nonostante un tempo possedessero il 61% di General Motors. Nessun dividendo o partecipazione agli utili. Qualche anno dopo, General Motors ha lanciato un massiccio programma di riacquisto di azioni proprie per un valore di 10 miliardi di dollari nel 2023, e poi di 6 miliardi nel 2024. Gli aiuti sono andati tutti ai vertici, mentre ai lavoratori è stato chiesto di fare «sacrifici condivisi» in fabbrica.
Non funzionerà con l’intelligenza artificiale. I salvataggi saranno economicamente insufficienti a salvare aziende sovracapitalizzate e non esiste alcuna giustificazione politica e morale per salvarle. Anzi, non è chiaro se il successo o il fallimento dell’IA porterebbe alla perdita di un numero maggiore di posti di lavoro.
Affrontare il problema dell’IA, quindi, deve partire da una premessa diversa e più audace. C’è chi vorrebbe semplicemente arrestare il progresso dell’IA. Da persona che attribuisce agli smartphone gran parte delle nostre patologie sociali, questi neoluddisti hanno tutta la mia comprensione. Tuttavia, per quanto possa essere appagante gridare «No!», non servirà a molto. Per ogni piccola città che si oppone alla costruzione di un data center, ce ne saranno una dozzina, affamate di investimenti, che imploreranno l’inaugurazione. E anche se riuscissimo in qualche modo a incarcerare i vertici di Anthropic, OpenAI e Gemini, e a rendere illegale lo sviluppo dell’IA negli Stati uniti, nuove aziende prenderebbero presto il loro posto all’estero: gli incentivi economici sono semplicemente troppo irresistibili. Il vaso di Pandora ormai è scoperchiato.
Agli antipodi dei neoluddisti si contrappongono i riformisti progressisti favorevoli alla tecnologia, che adottano la logica del meteorologo. Insistono sul fatto che non possiamo fermare o modificare il corso dell’IA, così come non possiamo fermare o modificare la traiettoria di un uragano. La nostra unica risorsa è quella di costruire leve metaforiche per rallentare la crescente ondata di richieste di sussidi di disoccupazione; mitigare gli effetti distruttivi della disoccupazione di massa attraverso trasferimenti monetari; e in seguito rimediare al disastro. Certo, non c’è niente di male nel cercare di aiutare chi è stato colpito dall’automazione indotta dall’IA, proprio come faremmo con chi è stato colpito da un uragano. Ma la proposta di riforme in questa direzione ammette una grande e distruttiva menzogna: che il progresso tecnologico e i suoi effetti siano inevitabili e incontrollabili, una forza della natura. Eppure, il motivo per cui non possiamo fermare, ad esempio, un uragano è perché non siamo noi a crearli. Gli ingegneri non li progettano. La gente non possiedono aziende che si occupano di uragani.
Lo sviluppo dell’IA non è come un uragano: non è un fenomeno naturale. Gli effetti collaterali del progresso tecnologico sono il risultato di decisioni, ovvero le decisioni della classe proprietaria dell’IA. Questi uomini, in una competizione selvaggiamente distruttiva tra loro per una quantità inimmaginabile di ricchezze, controllano il percorso di questa tecnologia e, con essa, il nostro destino economico collettivo. Sostenere riforme reattive ex post facto, come il reddito di base universale o la riqualificazione professionale, rende invisibile questo dato di fatto fondamentale. E ciò avvalora il mito della Silicon Valley secondo cui, qualunque sia l’effetto distruttivo di una determinata tecnologia, questo è il prezzo, purtroppo necessario, da pagare per il progresso. Peggio ancora, questo atteggiamento essenzialmente difensivo servirà ben poco a placare la tempesta economica in arrivo.
Non significa che non possiamo fare nulla. Se comprendiamo che il progresso tecnologico non può essere completamente soppresso e che tale progresso non segue un percorso prestabilito, allora possiamo iniziare a pensare oltre le moratorie e le misure di mitigazione. Dovremmo invece cercare di indirizzare questo strumento verso fini sociali. Qual è, quindi, una base migliore su cui costruire una politica più intraprendente? La proprietà pubblica.
Può sembrare un’idea radicale, ma in fondo non è così impensabile. Pensiamo a cosa accadrebbe se la bolla dell’IA scoppiasse, o se la perdita di posti di lavoro provocasse una diffusa depressione salariale tale da far crollare l’economia: la richiesta pubblica di una qualche forma di risarcimento sociale si farebbe più forte e le grandi idee diventerebbero più attraenti.
Ancora più importante, abbiamo un diritto etico alla proprietà: noi, come società, abbiamo contribuito a rendere possibile l’IA. Non si tratta solo del fatto che gli investimenti pubblici abbiano contribuito ad avviare e sostenere il settore tecnologico; il successo dell’IA si fonda in modo unico sulla condivisione delle nostre opere collettive. Quest’anno Anthropic ha strappato i dorsi, scansionato e poi scartato milioni di libri cartacei, inclusi alcuni fuori catalogo da tempo, per «addestrare» i suoi modelli linguistici. È uno scandalo. E non solo per i bibliofili. Gli strumenti di apprendimento automatico hanno ormai «ascoltato» milioni di ore di musica prodotta dall’uomo per creare nuovi cloni di intelligenza artificiale completamente artificiali. Lo stesso vale per i video generativi che, dopo aver inghiottito l’intero corpus di video digitalizzati, sono ora in grado di imitare lo stile di qualsiasi regista o di riprodurre le sembianze di qualsiasi attore. Il prodotto collettivo di innumerevoli autori, pensatori, inventori, artisti, fotografi, registi, artigiani, agricoltori, giardinieri, designer, architetti e così via è stato caricato nel suo «cervello». Questi milioni di «insegnanti» umani rimarranno per sempre senza riconoscimento e certamente senza essere pagati per il loro servizio. Mentre i loro contributi, per quanto modesti, generano profitti vertiginosi per Dario Amodei, Sam Altman, Elon Musk, Mark Zuckerberg e altri.
Non solo abbiamo una giustificazione etica per la proprietà pubblica, dovuta al nostro contributo collettivo alla sua realizzazione, ma abbiamo anche una motivazione decisamente patriottica. Ovvero, la proprietà pubblica dell’intelligenza artificiale è nel nostro interesse nazionale. Sulla stampa, la cosiddetta corsa all’IA viene dipinta come una competizione geopolitica in cui Stati uniti e Cina si contendono chi investe di più, impara più velocemente e costruisce i modelli migliori. Ma anche questo è un mito. Con la parziale eccezione della Cina, la corsa all’IA è una competizione tra aziende private, non tra stati nazionali. Pertanto, i profitti non vanno ai cittadini, né alle classi popolari, ma solo all’oligarchia. Ciò è particolarmente vero negli Stati uniti, dove lo Stato ha investito direttamente nella tecnologia e ha garantito un clima imprenditoriale favorevole all’espansione dell’IA attraverso un quadro normativo di parte e enormi incentivi fiscali. Nel frattempo, l’unico vantaggio per le classi popolari sembra essere il privilegio di cui godiamo ora di pagare una piccola somma per farci cuocere lentamente il cervello con una schifezza video verticale.
Qui risiede una grande contraddizione tra, da un lato, i diritti e gli interessi delle classi popolari, espressi attraverso lo Stato-nazione democratico, e, dall’altro, i diritti di proprietà liberali su cui tale Stato si fonda. Nonostante i nostri investimenti diretti, finanziati dalle tasse, nelle infrastrutture che hanno reso possibili questi sviluppi tecnologici, e nonostante l’espropriazione del nostro lavoro intellettuale collettivo da parte dell’apprendimento automatico, noi – come cittadini – non riceviamo alcuna ricompensa. Allo stesso tempo, l’oligarchia tecnologica, che siede in alto sopra di noi, non mostra alcuna lealtà duratura nei confronti dello Stato democratico a cui deve il suo successo. La prova di questi interessi divergenti trascende persino le divisioni partitiche, dato che sia Donald Trump che Bernie Sanders hanno ora chiesto la nazionalizzazione delle aziende di IA. D’altro canto, il fatto stesso che Amodei non si senta obbligato ad assecondare la richiesta di Trump di accedere al backend di Anthropic conferma il potere dell’élite tecnologica, che prevale sullo Stato.
Il modo più semplice ed equo per risolvere questo dilemma è armonizzare questi interessi contrastanti, definendo la direzione che le aziende di intelligenza artificiale devono intraprendere, secondo il consenso popolare. Non sorprende che lo stesso Sanders abbia presentato un disegno di legge che obbligherebbe le maggiori aziende di IA a trasferire il 50% delle proprie azioni in un fondo pubblico. Il Fondo sovrano americano per l’IA funzionerebbe in modo molto simile a quelli istituiti da Norvegia e Alaska per le loro riserve di petrolio e gas. Poiché le risorse naturali come il petrolio e il gas non devono il loro valore all’ingegno di una singola azienda o individuo, il loro valore in quanto tali è giustamente considerato un bene comune. Lo stesso vale per l’IA, con la differenza che il valore di questa tecnologia deriva dal nostro lavoro collettivo come esseri umani. Non dovrebbe essere gestita collettivamente e i suoi benefici distribuiti di conseguenza?
Nonostante quanto dicano i critici, questa non è una proposta di elargizione di denaro pubblico, tutt’altro. Invece di essere un atto di beneficenza, la proprietà pubblica dell’intelligenza artificiale rappresenta un tentativo di recuperare, per fini sociali, una ricchezza creata socialmente. In questo modo, potremmo anche porre rimedio ai danni economici derivanti dalla cattiva gestione dell’economia della conoscenza su vasta scala. Si è creato un divario salariale sempre più ampio tra la classe lavoratrice senza istruzione universitaria e quella dei lavoratori laureati, che hanno ampiamente beneficiato della tecnologizzazione della nostra economia. Ora che gli sviluppi dell’IA minacciano il premio salariale dei lavoratori laureati, in modo analogo a come il libero scambio e lo shock cinese hanno eroso i salari dei lavoratori industriali, ci troviamo di fronte a una nuova crisi. In questo senso, l’IA – l’apoteosi dell’economia della conoscenza – potrebbe offrire una via d’uscita dal dominio totale della nostra politica interna da parte dell’alta finanza e delle Big Tech.
Mentre l’esplosione del debito pubblico mette a repentaglio le politiche sociali interne, i leader democratici devono ricominciare a pensare a percorsi di rinnovamento sociale che forniscano allo Stato e ai suoi cittadini gli strumenti indipendenti per raggiungere gli obiettivi sociali. Se questa volta la bolla dovesse scoppiare, la risposta dovrà mirare a correggere, piuttosto che ad aggravare, gli squilibri di potere tra capitale e lavoro. La ricchezza generata dagli sviluppi legati all’IA potrà quindi essere reinvestita in programmi di rigenerazione sociale: infrastrutture per rinnovare l’ambiente costruito, finanziamenti per l’istruzione primaria e secondaria, investimenti nella produzione di nuove energie, nella manifattura avanzata, nei servizi sociali e altro ancora.
La proprietà pubblica dell’IA, quindi, non è solo una soluzione etica per affrontare l’imminente crisi occupazionale e sociale, ma potrebbe rappresentare un tentativo trasformativo di riorganizzare l’economia nell’interesse pubblico. Da questo punto di vista, gli oligarchi hanno ragione ad avere paura.
*Dustin Guastella è dirigente sindacale del Local 623 dei Teamsters di Philadelphia e ricercatore associato al Center for Working-Class Politics. Questo articolo è uscito su JacobinMag. La traduzione è a cura della redazione.
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Κυριακή 12 Ιουλίου 2026
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Αυτός ήταν ο Βασικός λόγος του ξαφνικού θανάτου της λιγνιτικής παραγωγής ίσως και ο κυριότερος για να "ανάψει η φωτιά" στην Ουκρανία.
Το Αμερικάνικο LNG Στην Ελλάδα (Αλεξανδρούπολη- Ρεβυθούσα) κι από εκεί σ ολόκληρη την Ευρώπη.
Σήμερα, κάτω από την Πίεση των Αμερικάνων, σ αυτή τη συμφωνία (και στην Εταιρεία Gastrade- Κοπελούζου) έχουν μπει με μετοχικό κεφάλαιο Η Βουλγαρία, η Β. Μακεδονία, η Ρουμανία η Μολδαβία και αναμένονται Σερβία, Ουκρανία κ.α
Ήταν μια συμφωνία του Μητσοτάκη με τον Τραμπ το 2019 να κλείσουν οι λιγνίτες και να στραφούμε στο Αμερικάνικο Σχιστολιθικό Αέριο (LNG).
Σ αυτή την κατεύθυνση πίεζαν και οι "Έλληνες" εφοπλιστές που έχουν επενδύσει πάνω από 100 δις δολάρια στην κατασκευή των πλοίων μεταφοράς LNG
Βόλευε και το Ε-Ευρωπαικό Κεφάλαιο να ξεφορτωθεί τα σιδερικά του (Α/Γ και Φ/Β) στην Ελλάδα και στις άλλες χώρες της ΕΕ
ΠΟΙΟΙ "πλήρωσαν τη νύφη";
- 1ον Ο Ελληνικός λαός. Πανάκριβο το ρεύμα και 6 δις σε εισαγωγές Φ.Α και LNG πληρώσαμε μόνο το 2022
-2ον Ανέβηκε πάνω από 10 μονάδες η Ενεργειακή εξάρτηση και πλέον η Χώρα μας με 81% είναι πρώτη στην ΕΕ που ο μ.ο εξάρτησης είναι στο 48%
- 3ον Η μεγαλούπολη και η Δυτική Μακεδονία που έχασε 30.000 θέσεις εργασίας, 15% του πληθυσμού της, έγινε η Χαβούζα της Ελλάδας και καίγεται στον "κλίβανο" των μεγάλων συμφερόντων
Αυτοί η λόγοι δεν είναι αρκετοί για να στοιχειοθετηθεί Εσχάτη Προδοσία για τον Πρωθυπουργό???
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Τα είχαμε πει ως ΑΡ.ΣΥ πολύ έγκαιρα (Γενάρης του 2020), πολύ αναλυτικά με λεπτομέρειες και ντοκουμέντα.
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Ήταν Ιανουάριος του 2020 τότε που οι αλήθειες για την ηλεκτρική ενέργεια, τη Δ. Μακεδονία και τη χώρα, ακούστηκαν καθαρά στην ημερίδα της Αριστερής Συμπόρευσης. Δείτε όλες τις "προφητικές" εισηγήσεις (videos)
Μade in USA το νέο Εθνικό Σχέδιο για την Ενέργεια και το Κλίμα (ΕΣΕΚ)
Γράφει ο Στέφανος Πράσσος*
Ερωτηματικά δημιουργούνται όχι μόνο στους πολίτες αλλά ακόμα και σε κυβερνητικούς παράγοντες για τους λόγους που προκάλεσαν την περίεργη, καταστροφική και αναιτιολόγητη απόφαση του Πρωθυπουργού Κ. Μητσοτάκη να κλείσει το 2023 ολόκληρη τη λιγνιτική παραγωγή της Χώρας. Τα ερωτηματικά αυτά πληθαίνουν όταν γίνεται γνωστό ότι κάτι τέτοιο δεν προκύπτει από καμία συμβατική υποχρέωση της Χώρας. Υπάρχουν διεθνείς δεσμεύσεις της Χώρας; Αποφάσεις ΕΕ: Οι αποφάσεις της ΕΕ αφορούν μείωση της λιγνιτικής και ανθρακικής παραγωγής το 2038 και κλείσιμο το 2050 και όχι κλείσιμο μονάδων το 2023 ούτε το 2028.[1] Γι αυτό η Γερμανία θα συνεχίσει να παράγει το 44% της ηλεκτρικής παραγωγής από λιγνίτη και λιθάνθρακα, η Πολωνία το 80% από λιγνίτη, η Τσεχία το 60% κλπ με στόχο να το μειώσουν το 2038. Ο Γερμανικός πολυεθνικός, ενεργειακός κολοσσός RWE, απαιτεί αποζημίωση 1,2 δις ευρώ για κάθε εγκατεστημένο GW (1000 MW) λιγνιτικής ή ανθρακικής παραγωγής που θα αποσύρει.[2] Τα δε Γερμανικά κρατίδια διεκδικούν 60 δις ευρώ για να κλείσουν αυτές τις μονάδες [3] και έχουν εγκριθεί ήδη τα 50 δις ευρώ περίπου για να τις κλείσουν το 2038[4] αλλά ταυτόχρονα κατασκευάζουν και νέες ανθρακικές μονάδες![5] Για τη Χώρα μας, στα πλαίσια του Ευρωπαϊκού ταμείου Δίκαιας Μετάβασης, αποφασίστηκε πρόσφατα να χρηματοδοτηθούν με 280 εκ. ευρώ οι περιοχές που καταστρέφονται (Δ. Μακεδονία- Μεγαλόπολη) [6] Οι εκπομπές διοξειδίου του άνθρακα των χωρών της ΕΕ Διεθνείς Δεσμεύσεις: Δεν υπάρχουν αμιγώς δεσμεύσεις της Ελλάδας για μείωση των εκπομπών διοξειδίου του άνθρακα (CO2) επειδή η ΕΕ συμμετέχει συνολικά στην διεθνή κατανομή. Όμως στα πλαίσια της ΕΕ η Χώρα μας έχει πραγματοποιήσει ότι τις αναλογούσε και με το παραπάνω κλείνοντας πολλές ανθρακικές και πετρελαϊκές μονάδες αλλά κυρίως «με την καθοριστική συμβολή» της τρόικας και της επιβολής των μέτρων λιτότητας. [7]
Παγκόσμιες εκπομπές διοξειδίου του άνθρακα Τα άλλα επιχειρήματα που χρησιμοποιούν ο πρωθυπουργός, η κυβέρνηση, οι εκπρόσωποι του κεφαλαίου αλλά και οι «ψευδο-οικολογικές» οργανώσεις του «βαθέως καπιταλισμού» είναι ότι «ο λιγνίτης έγινε ακριβό καύσιμο» και ότι θέλουν να προστατέψουν το περιβάλλον και την υγεία των κατοίκων των περιοχών όπου παράγεται η λιγνιτική ηλεκτρική ενέργεια. είναι όμως έτσι; Ακριβό καύσιμο ο λιγνίτης; Πράγματι ο λιγνίτης ακρίβυνε σε σχέση με το παρελθόν επειδή εκτινάχτηκαν οι τιμές του Ευρωπαϊκού Χρηματιστηρίου αγοράς δικαιωμάτων εκπομπών διοξειδίου το άνθρακα. Μέσα σε ένα χρόνο από 5 ευρώ ο τόνος έφτασε στα 30 ευρ.[8] Υπάρχουν κι άλλοι λόγοι αύξησης της λιγνιτικής κιλοβατώρας όπως η υποχρέωση για μειωμένη παραγωγή (στο 50%) των μονάδων επειδή «οφείλουν» να προσαρμόζονται στα σκαμπανεβάσματα των μ.ΑΠΕ, είναι η σχέση εκμετάλλευσης που αλλάζει (όμως όχι πάντα προς το χειρότερο), Είναι η μαζική εισαγωγή στα ορυχεία εργολαβικών δραστηριοτήτων χωρίς τεχνογνωσία και εξοπλισμό κ.α Για όλα αυτά υπάρχουν και προτάσεις και λύσεις που θα μπορούσαν να κάνουν ακόμα πιο φθηνή τη λιγνιτική Κιλοβατώρα, όμως παρόλα αυτά παραμένει από τα φθηνότερα καύσιμα και από τα ελάχιστα που δεν έχουν εγγυημένη τιμή (όπως οι μ.ΑΠΕ), δεν χρηματοδοτούνται από πουθενά, όπως οι μ.ΑΠΕ και το Φυσικό Αέριο, (ΕΤΜΕΑΡ- ΑΔΙ-ΜΜΑΕ κλπ)
Έτσι το κόστος της λιγνιτικής Μεγαβατώρας (MW/h) κινήθηκε το προηγούμενο διάστημα γύρα στα 80 με 90 € ανά MW/h όταν από αιολικά κόστιζαν 93 € ανά MW/h, τα φωτοβολταϊκά 285 και τα φωτοβολταϊκών στέγης 410 € ανά MW/h. Μέσος όρος παραγωγής από μ.ΑΠΕ 160 € ανά MW/h!!! Τέλος αν αυτό ήταν το πρόβλημα θα έψαχναν να βρουν λύσεις, που υπάρχουν πολλές, και δεν θα ακολουθούσαν το δόγμα: «πονάει κεφάλι – Κόβουμε κεφάλι…» Άλλωστε ο λιγνίτης είναι αυτός που χρηματοδοτεί 15 χρόνια τώρα και τις ΑΠΕ και το Φ.Α και γενικότερα την Η/Ε της Χώρας.
Οι τιμές ρεύματος από παραγωγή ΑΠΕ
Ούτε λόγος να γίνεται για το ενδιαφέρον τους για το περιβάλλον και την υγεία των κατοίκων των λιγνιτικών περιοχών αφού γι αυτές η λύση της βίαιης απολιγνιτοποίησης είναι σαν να δέχονται περιβαλλοντολογικές βόμβες μεγατόνων (αναλυτικά παρακάτω)!
Με δεδομένο ότι τα λιγνιτικά κοιτάσματα που θα εγκαταλειφτούν, ισοδυναμούν με 900 εκατομμύρια βαρέλια πετρελαίου[15] και οι νέες επενδύσεις που εξαγγέλθηκαν για την ηλεκτρική ενέργεια είναι 43 δις ευρώ, θα πρέπει να έχει πολύ «ισχυρούς λόγους» ένας πρωθυπουργός και μια κυβέρνηση για να προχωρήσει σ’ αυτές τις ενέργειες. Αυτούς τους λόγους καλούμαστε να διερευνήσουμε με βάση τα υπάρχοντα δεδομένα.
Το ιστορικό: Πριν λίγους μήνες προεκλογικά, ο Μητσοτάκης, που τότε «έβαζε πλώρη» για πρωθυπουργός, από τη Φλώρινα καθησύχαζε τους εργαζόμενους και τους κατοίκους λέγοντας» «Η μεταλιγνιτική εποχή δεν θα έρθει από την μια στιγμή στην άλλη, γιατί ο λιγνίτης παραμένει το καύσιμο γιατί στηρίζει την ενεργειακή πολιτική της χώρας…» [9] Λίγο αργότερα από το βήμα του ΟΗΕ θα εξήγγειλε το κλείσιμο όλης της λιγνιτικής παραγωγής στη Χώρα, μέχρι το 2028, «παγώνοντας» εργαζόμενους και κατοίκους των λιγνιτικών περιοχών αλλά και όσους έχουν στοιχειώδεις γνώσεις γύρω από τα ηλεκτρενεργειακά. Και λίγες βδομάδες αργότερα δηλώνει πως αυτό θα γίνει ακόμα πιο νωρίτερα, το 2023, αφήνοντας για το 28 μόνο την μονάδα Πτολεμαΐδα 5 που βρίσκεται ακόμα στα στάδιο της κατασκευής και πιθανά να μπει σε λειτουργία στο τέλος του 2022. Αυτά τα αποτυπώνει στο νέο ΕΣΕΚ (Εθνικό Σχέδιο για την Ενέργεια και το Κλίμα) αναθεωρώντας το ΕΣΕΚ του ΣΥΡΙΖΑ το οποίο κινείται στην ίδια λογική αλλά με πιο ήπιο χρονοδιάγραμμα και εκπορεύεται όπως και του Μητσοτάκη από την ΕΕ και τις ΗΠΑ. Ταυτόχρονα η ΔΕΗ, μέσω του εκλεκτού διευθύνοντα Συμβούλου της ΝΔ, Γιώργου Στάσση, εκπονεί τον «στρατηγικό της σχεδιασμό» ο οποίος απλά επικυρώνει τις εξαγγελίες Μητσοτάκη.
Συνέπειες: Οι συνέπειες αυτής της επιλογής είναι τεράστιες και πολύπλευρες για την Εθνική οικονομία, τη ΔΕΗ, την ηλεκτροπαραγωγή, για τους λαϊκούς καταναλωτές Η/Ε (Ηλεκτρικής Ενέργειας) και καταστροφική (οικονομικά και περιβαλλοντολογικά) για τις Περιοχές που παράγουν Η/Ε από λιγνίτη (Μεγαλόπολη- Δυτική Μακεδονία): Το 50% σχεδόν της παραγωγής Η/Ε της ΔΕΗ (σταθερής, φθηνής και «χρήσιμης») αλλάζει καύσιμο και ιδιοκτήτη. Περνάει στην ιδιωτική πρωτοβουλία (βλέπε αχαλίνωτη κερδοσκοπία) αφού αντικαθίσταται ο λιγνίτης από το Φυσικό Αέριο των επιχειρηματικών Ομίλων. Ήδη έχουν πάρει άδειες και ξεκίνησε η κατασκευή ιδιωτικών μονάδων ισχύος 4.700 MW με καύσιμο Φυσικό αέριο. Απόλυτος έλεγχος των ιδιωτών στην παραγωγή Η/Ε άρα και στις τιμές. [10] Το ήδη πανάκριβο ρεύμα (λόγω Απελευθέρωσης Η/Ε) στη Χώρα μας θα εκτιναχθεί ακόμα περισσότερο, ίσως και σε τριπλάσιες τιμές, αφού αλλάζει το ενεργειακό μείγμα και μπαίνει πολύ ακριβότερο από ΑΠΕ- Φυσικό αέριο και κυρίως Υγροποιημένο Φυσικό Αέριο (LNG). Ήδη, σαν να το ήξεραν (;!), οι ιδιώτες πάροχοι Η/Ε έχουν βάλει στα «ψιλά γράμματα» των συμβολαίων τους «ρήτρα Οριακής Τιμής Συστήματος» (Ο.Τ.Σ) που σημαίνει ότι οι τιμές του ρεύματος θα ακολουθούν τις τιμές χονδρικής όπως αυτές θα διαμορφώνονται στα Χρηματιστήρια Ενέργειας.[11] Για τις λιγνιτενεργειακές Περιοχές, που αναπτύχθηκαν τα τελευταία 70 χρόνια στη βάση αυτής της δραστηριότητας το κλείσιμο των λιγνιτικών μονάδων σημαίνει περαιτέρω περιβαλλοντική υποβάθμιση και οικονομική κατάρρευση!
Σε ότι αφορά τη Δυτική Μακεδονία όπου η ενεργειακή δραστηριότητα ξεπερνά το 60% της συνολικής οικονομικής δραστηριότητας σημαίνει οικονομικό μαρασμό που εκτός των άλλων θα φέρει μαζική εγκατάλειψη της Περιοχής! Συγκεκριμένα, σύμφωνα με τους επιστημονικούς φορείς, η ανεργία θα ξεπεράσει το 60% (είναι ήδη στο 24%, πρώτη Περιφέρεια της Χώρας, και σ αυτό θα προστεθεί άλλο ένα 38% που ισοδυναμεί με 42.000 νέες θέσεις ανεργίας) και η οικονομική δραστηριότητα θα μειωθεί κατά δυο δις ευρώ ετησίως, ποσοστό 38%! Υπολογίζεται να εγκαταλείψουν την Περιοχή 120.000 κάτοικοι σε σύνολο 280.000 που είναι σήμερα. Αυτό έχει και πανελλαδικές επιπτώσεις αφού υπολογίζεται ότι θα αυξήσει κατά 2,2% τη συνολική ανεργία της Χώρας και θα μειώσει κατά 2,2% το συνολικό ΑΕΠ της Χώρας! [12]
Περιβαλλοντολογικό έγκλημα στη Δ.Μακεδονία
Η βίαια εγκατάλειψη των ανοιχτών Ορυχείων θα κάνει τη Δ. Μακεδονία ολόκληρη ένα τεράστιο «μαγκάλι» αφού θα εκπέμπονται για πάρα πολλά χρόνια τεράστιες ποσότητες μονοξειδίου του άνθρακα (ατελής καύση) λόγω του φαινομένου των αυταναφλέξεων του λιγνίτη. Επίσης θα εκπέμπονται μόνιμα, λόγω των ξεσκέπαστων αποθέσεων τέφρας και σκόνης, αιωρούμενα σωματίδια και οι μετακινήσεις- κατολισθήσεις εδαφών γύρω από τα εγκαταλειμμένα ορυχεία θα είναι μόνιμο φαινόμενο που θα «καταπίνει» τεράστιες εκτάσεις ακόμα και ολόκληρους οικισμούς!
Οι επιπτώσεις από τη διάρρηξη του υδροφόρου ορίζοντα δε θα αποκατασταθούν ποτέ! Αυτό είναι το «περιβαλλοντολογικό αποτύπωμα» που θα αφήσει πίσω του ο «τυφώνας» της βίαιης απολιγνιτοποίησης για το οποίο δήθεν «κόπτονται» οι «οικοκαπιταλιστικές» οργανώσεις και οι απανταχού «Πτολεμαΐδολόγοι»!!![13]
Ηλεκτροπαραγωγή Σύμφωνα με το νέο ΕΣΕΚ η εγκατεστημένη ισχύς στη Χώρα μας το 2030 θα είναι τριπλάσια (26.000 MW) από όση ήταν το 2006 (12.000 ΜW). Με βάση τα μέχρι τώρα δημοσιευμένα στοιχεία προκύπτει ότι θα είναι πολύ περισσότερη (Όχι πως θα είναι αντίστοιχα και η παραγωγή). Για να γίνει αυτό η Κυβέρνηση αποφάσισε να επενδύσει άλλα 43,8 δις ευρώ ενώ έχει επενδύσει ήδη πάνω από 50 δις σε μεταβλητές μ.ΑΠΕ (ανεμογεννήτριες- Φωτοβολταικά) και ηλεκτροπαραγωγή από φυσικό αέριο. Αυτά είναι χρήματα που προέρχονται από τη «ματωμένη» λιτότητα του Ελληνικού λαού, δεν υπάρχει κανένας λόγος να κατασπαταληθούν, δεν θα εξυπηρετήσουν καμιά λαϊκή ανάγκη, θα δημιουργήσουν περισσότερα και δεν θα λύσουν κανένα πρόβλημα στην ηλεκτρική ενέργεια. Είναι όμως λεφτά που τα χρειάζεται το «καπιταλιστικό τέρας για να τραφεί» να γιγαντώσει κι άλλο και να μας καταπιεί όλους τελικά! [14]
Μητσοτάκης και κλιματική αλλαγή Άραγε ο νεοφιλελεύθερος πρωθυπουργός μας Κ. Μητσοτάκης, που είναι υπέρμαχος της άκρατης καπιταλιστικής ανάπτυξης, απόκτησε εσχάτως υπερβάλλουσες περιβαλλοντολογικές ή κλιματολογικές ευαισθησίες; · Τέτοιες ώστε να θυσιάζει: Τεράστια κονδύλια (43,8 δις ευρώ) όταν δεν δίνει 10 ευρώ αύξηση στους καταρημαγμένους μισθωτούς και συνταξιούχους; · Να σπαταλά ασύστολα μεγάλης οικονομικής και ενεργειακής αξίας εθνικούς πόρους ; Λιγνίτη που ισοδυναμεί με 900 εκ. Βαρέλια πετρέλαιο; Έχει η χώρα μας τέτοια πολυτέλεια; [15] · Να εντείνει κατά 10 μονάδες την ενεργειακή εξάρτηση της Χώρας που ήδη βρίσκεται στο 75%; [15] · Να αλλάζει αρνητικά ακόμα και το εμπορικό ισοζύγιο μέσω αθρόας εισαγωγής άχρηστων τεχνολογιών μ.ΑΠΕ και εισαγόμενων καυσίμων; · Να δημιουργεί νέες στρατιές ανέργων και γενικότερα να βυθίζει στην οικονομική και περιβαλλοντολογική καταστροφή ολόκληρες περιοχές; Αν πράγματι ο πρωθυπουργός μας απέκτησε τέτοιες οικολογικές - Κλιματικές ευαισθησίες τότε γιατί αποφασίζει «πάση θυσία» τις έρευνες υδρογονανθράκων που συσσωρεύουν επικίνδυνα τα «σύννεφα πολέμου» στην Περιοχή και παρά στις αντιδράσεις των «τοπικών κοινωνιών» (Κατάκολο- Ήπειρος κλπ); [16] Μήπως νομίζει πως οι υδρογονάνθρακες, κατά την εξόρυξη και την καύση τους δεν εκπέμπουν διοξείδιο του άνθρακα; Εκπέμπουν λιγότερο από τον λιγνίτη αλλά εκπέμπουν και μάλιστα εκπέμπουν και μεθάνιο (κατά την εξόρυξη και τη μεταφορά) που είναι είκοσι φορές πιο δραστικό από το διοξείδιο! Και γιατί συνεχίζει πάση θυσία την περιβαλλοντολογική καταστροφή του Κάκαβου και των τουριστικών προορισμών στη Χαλκιδική προς όφελος του Μπόμπολα και των πολυεθνικών φυλακίζοντας μάλιστα τους κατοίκους που αγωνίζονται;[17]
Προσθήκη λεζάντας
Μήπως ρώτησε ποιες θα είναι οι Περιβαλλοντολογικές συνέπειες στη Δυτική Μακεδονία από τα ανοιχτά Ορυχεία, από το σταμάτημα των τηλεθερμάνσεων και των μετεγκαταστάσεων;
ΟΧΙ, αντίθετα φέρνει την Παγκόσμια Τράπεζα, τη Siemens, την RWE και τις άλλες πολυεθνικές για να «ροκανίσουν» ακόμα και τα όποια «αντισταθμιστικά οφέλη» αποφασιστούν.[18] Ας μη γελιόμαστε, ο Μητσοτάκης, ο Χατζηδάκης, η Μέρκελ, ο Μακρόν και οι άλλοι πολιτικοί εκπρόσωποι του Κεφαλαίου θα αποκτήσουν περιβαλλοντολογικές ευαισθησίες όταν οι λύκοι γίνουν χορτοφάγοι!
Οι νέες συμφωνίες υλοποιούν τα σχέδια του Ευρωατλαντικού ιμπεριαλισμού Αντίθετα οι μόνοι ισχυροί λόγοι που υπαγορεύουν τις αποφάσεις τους είναι τα συμφέροντα του Κεφαλαίου και οι γεωπολιτικές προτεραιότητες του Ευρω- Αμερικάνικου Ιμπεριαλισμού στην Περιοχή! Ποιες είναι λοιπόν σήμερα οι επιδιώξεις του Κεφαλαίου και του Ευρω- Αμερικάνικου Ιμπεριαλισμού στον τομέα της ενέργειας που έχουν και άμεση σχέση με τις νέες Γεωπολιτικές ανακατατάξεις; Σύμφωνα με τα πρόσφατα γεγονότα που αφορούν τις εξελίξεις στην ενέργεια στη Χώρα μας και επιβεβαιώνονται από όλα τα δημοσιεύματα και τις σοβαρές αναλύσεις «έρχονται τα πάνω κάτω στον τομέα της ενέργειας».[19]
Είσοδος των Αμερικανών στην Η/Ε της Χώρας μας και της ευρύτερης περιοχής Συγκεκριμένα στον Τομέα της Ηλεκτρικής Ενέργειας, της Ελλάδας, της Ευρώπης και όχι μόνο, εισέρχεται δυναμικά και με άμεση προτεραιότητα, το Αμερικάνικο Κεφάλαιο μέσω του σχιστολιθικού Υγροποιημένου Φυσικού Αερίου (LNG) το οποίο παράγεται μαζικά τα τελευταία χρόνια στις ΗΠΑ και φιλοδοξεί να παίξει πρωταγωνιστικό ρόλο στην Ενέργεια τα επόμενα χρόνια.[20] Έτσι μέσω συμφωνιών με την ΕΕ, τις ΗΠΑ και το ΝΑΤΟ, που ξεκίνησαν από την Κυβέρνηση του ΣΥΡΙΖΑ τις οποίες εγκρίνει και μάλιστα επαυξάνει στο έπακρον η Κυβέρνηση της ΝΔ (και μέσω νέου ΕΣΕΚ) έχουμε: 1. Κλείσιμο της λιγνιτικής παραγωγής. ο ΣΥΡΙΖΑ άφηνε το 17% επί της κατανάλωσης. (Στην ουσία τίποτα, απλά για «τα μάτια του κόσμου»..)
2. Το κλείσιμο της λιγνιτικής παραγωγής «δικαιολογεί» τις αθρόες εγκαταστάσεις μ.ΑΠΕ έως και τριπλάσιας Ισχύος από την συνολική κατανάλωση Η/Ε της Χώρας μας. Η εγκατεστημένη ισχύς από Α/Γ και Φ/Β θα είναι πάνω από 20.000 MW! Κατά την πρόβλεψη των ενδιαφερομένων οι επενδύσεις σε μ.ΑΠΕ στη Χώρα μας θα ξεπεράσει τα 10 δις Ευρώ το επόμενο διάστημα. Για να μπορέσει μάλιστα το κεφάλαιο να «τσιμεντάρει», να καταστρέψει στην ουσία όλα τα βουνά και τους κάμπους της Χώρας καταργούν κάθε «γραφειοκρατική εμπλοκή»[21] αλλά και κάθε περιβαλλοντολογική προστασία! Μπορούν να εγκαταστήσουν παντού και σε ιδιωτικές εκτάσεις και βοσκοτόπια ακόμα και σε περιοχές Natura! [22]
Αυτό ικανοποίει τις ορέξεις όλων των «ενεργειακών ομίλων» και συμβαδίζει με τα συμφέροντα και τους σχεδιασμούς του Ευρωενωσιακού κεφαλαίου (Γερμανικό, Γαλλικό, Ισπανικό, Δανέζικο κλπ) αφού το 85% των επενδύσεων μ.ΑΠΕ θα πάει στις βιομηχανίες των Χωρών τους, που κατασκευάζουν αυτές τις τεχνολογίες.
3. Όμως επειδή οι ΑΠΕ εκτός από στοχαστικές* είναι και ασταθείς, δεν αντικαταστούν πραγματική εγκατεστημένη ισχύ άρα χρειάζονται μονάδες βάσης (θερμικές) για να τις στηρίζουν! Οι ειδικοί υπολογίζουν ότι για κάθε μονάδα ρεύματος από μ.ΑΠΕ χρειάζεται υποστήριξη από 25% έως 100% από άλλη σταθερή (θερμική ή υδροηλεκτρική) πηγή Ενέργειας. Αυτές στην Ελλάδα δεν θα είναι πλέον με καύσιμο Λιγνίτη αλλά αποκλειστικά με Φυσικό Αέριο που πλέον λέγεται μεταβατικό καύσιμο!
Κι επειδή το Φ.Α που μεταφέρεται μέσω αγωγών δεν επαρκεί για την ηλεκτροπαραγωγή, χρειάζεται και στην οικιακή, εμπορική, βιομηχανική κατανάλωση αλλά και για να μειωθεί η εξάρτηση από τη Ρωσία οι μονάδες μας πλέον θα καίνε Αμερικάνικο LNG το οποίο μέσω της Χώρας μας θα διανέμεται σε πολλές χώρες της Νοτιοανατολικής Ευρώπης και της Ασίας.
Το LNG και οι Γεωπολιτικές στρατηγικές του Ιμπεριαλισμού «Ο ιμπεριαλισμός είναι ο καπιταλισμός στο στάδιο εκείνο της ανάπτυξης, στο οποίο έχει διαμορφωθεί η κυριαρχία των μονοπωλίων και του χρηματιστικού κεφαλαίου, έχει αποκτήσει εξαιρετική σημασία η εξαγωγή κεφαλαίου, έχει αρχίσει το μοίρασμα του κόσμου από τα διεθνή τραστ και έχει τελειώσει το μοίρασμα όλων των εδαφών της γης από τις μεγαλύτερες καπιταλιστικές χώρες» (Λένιν, «Απαντα», τ.27, σελ. 323).
Νέο ΕΣΕΚ. σελίδα 40 Επί της ουσίας η κατάργηση της λιγνιτικής παραγωγής δημιουργεί (τεχνητή) έλλειψη ηλεκτρικής ενέργειας η οποία άμεσα θα καλυφθεί με μονάδες παραγωγής ρεύματος με καύσιμο Υγροποιημένο Φυσικό Αέριο και συγκεκριμένα Αμερικάνικο σχιστολιθικό (LNG). Η συμφωνία εντάσσεται στους γενικότερους οικονομικούς, ενεργειακούς, πολιτικούς και αμυντικούς σχεδιασμούς της Χώρας μας [20] και επιβεβαιώνεται από τα εξής γεγονότα:
1. Συμφωνία ΗΠΑ-ΕΕ για την εισαγωγή αμερικάνικου LNG προς μείωση της ενεργειακής εξάρτησης από το Ρώσικο Φυσικό Αέριο. Υπήρξε συμφωνία του προέδρου της κομισιόν Ζαν Κλωντ Γιουγκερ με τον Ντόναλτα Τραμπ τον Ιούλιο του 2018 για αύξηση των εισαγωγών LNG από τις ΗΠΑ, η οποία επιβεβαιώθηκε σε όλα τα επίπεδα [23] 2. "Αναπόφευκτη" η Αμερικανική επέλαση
Συμφωνία κυβέρνησης ΣΥΡΙΖΑ με ΗΠΑ, στη συνάντηση Τσίπρα -Τραμπ στις 17 Οκτωβρίου 2017 για επέκταση των Αμερικάνικων Βάσεων με κύρια νέα ναυτική βάση το λιμάνι της Αλεξανδρούπολης όπου κατασκευάζεται και η τερματική πλωτή δεξαμενή αποθήκευσης LNG. ??? [24] 3. Στην πρόσφατη υπογραφή συμφωνίας της Κυβέρνησης της ΝΔ με τις ΗΠΑ-ΝΑΤΟ για την ανανέωση παραμονής των αμερικάνικων βάσεων μπαίνει και το λιμάνι της Αλεξανδρούπολης μαζί με νέες βάσεις σε Λάρισα, Στεφανοβίκειο και Βόλο.
4. Το λιμάνι της Αλεξανδρούπολης βγήκε πριν λίγο καιρό για πώληση μέσω ΤΑΙΠΕΔ. Ο πρέσβης των ΗΠΑ στην Ελλάδα, Τζέφρι Πάιατ, κατά την επίσκεψή του στην Αλεξανδρούπολη δηλώνει ότι «το λιμάνι αυτό είναι στρατηγικής σημασίας για τις ΗΠΑ-ΝΑΤΟ και είναι βέβαιος πως θα υπάρξει ενδιαφέρον για εξαγορά από αμερικάνικες εταιρείες.» [25] Και φυσικά καθόλου τυχαία, ο όμιλος Κοπελούζου ξεκίνησε εκεί την κατασκευή μονάδας ηλεκτροπαραγωγής ισχύος 660 MW με καύσιμο φυσικό αέριο η οποία «θα συνδέεται μέσω ιδιόκτητου αγωγού 4 περίπου χιλιομέτρων με το FSRU της Αλεξανδρούπολης»… [26]
από το energypress 5. Όμως αυτή η δεξαμενή δεν είναι αρκετή για τα σχέδια των Αμερικάνικων αφού ήδη «είκοσι εταιρείες εκδήλωσαν ενδιαφέρον για αγορά 12,2 δισ. κυβικά μέτρα/έτος ενώ η δυναμικότητα επαναεριοποίησης της Πλωτής Μονάδας Αποθήκευσης Υγροποιημένου Φυσικού Αερίου (FSRU) είναι 5,5 δισ. κ.μ./έτος». Έτσι κατά παραγγελία τους, το Ελληνικό κράτος με έξοδα της τάξης των 400 εκατομμυρίων Ευρώ, διαμόρφωσε την τεράστια υποθαλάσσια δεξαμενή αποθήκευσης LNG στη Νότια Καβάλα.[27] Οι εργασίες στη δεξαμενή, (Υπόγεια Αποθήκη Φυσικού Αερίου (ΥΑΦΑ) της Νότιας Καβάλας) που πρώην «φιλοξενούσε» κοιτάσματα φυσικού αερίου και έχουν σχεδόν εξαντληθεί, πραγματοποιήθηκαν ήδη και είναι προς πώληση μέσω ΤΑΙΠΕΔ. Στην ΥΑΦΑ της Καβάλας μπορεί να αποθηκευτεί φυσικό αέριο σε αέρια μορφή και να εξασφαλίσει αποθέματα για μήνες. Η χωρητικότητα της υποθαλάσσιας αποθήκης εκτιμάται περίπου στο 1 bcm. Ο ετήσιος ενεργός διακινούμενος όγκος εκτιμάται σε 360 εκατ. Nm3 ή σε 720 εκατ. Nm3, για έναν ή δύο κύκλους ανά έτος, αντίστοιχα. Η μέγιστη ημερήσια δυναμικότητα εισπίεσης της υπόγειας αποθήκης με φυσικό αέριο εκτιμάται σε 5 εκατ. Nm3/d. [28]
6.
Στο σχεδιασμό του ΔΕΣΦΑ (Διαχειριστής Εθνικού Συστήματος Φυσικού Αερίου), που βγήκε πρόσφατα σε δημόσια διαβούλευση από τη ΡΑΕ προβλέπονται «εικονικοί αγωγοί» (σταθερά δρομολόγια με τάγκερ- δεξαμενές μεταφοράς φυσικού αερίου) οι οποίοι θα προμηθεύουν με LNG όλα τα νησιά του Μη Διασυνδεμένου Συστήματος (Κρήτη, Δωδεκάνησα, Βόρειο Αιγαίο) από τη Ρεβυθούσα που είναι ένα νησί δεξαμενή στον κόλπο των Μεγάρων. Ήδη προαναγγέλλουν την κατασκευή μια νέας μονάδας ισχύος 400 MW με καύσιμο LNG στον Αθερινόλακκο της Κρήτης και έπονται Ρόδος, Κω, Κάρπαθος , Πάτμος, Κάλυμνος, Χίο, Λέσβο, Σάμο, Λήμνο, Ικαρία κλπ.
Εκτός όλων των άλλων μπαίνει και το ερώτημα ποιος ο λόγος της επένδυσης 2 δις ευρώ του ΔΕΔΗΕ για το έργο της διασύνδεσης αυτών των νησιών με την ηπειρωτική Χώρα; Απλά προτεραιότητα έχουν τα θέλω των Αμερικανών! [29] 7. Και αν αυτοί οι λόγοι, που εκπορεύονται από το Αμερικάνικο Κεφάλαιο δεν είναι επαρκείς ώστε να μεταμφιεστούν ο Μητσοτάκης και το υπόλοιπο πολιτικό προσωπικό σε οικολόγους -κλιματολόγους υπάρχει και ένας ακόμα που λέγεται Εφοπλιστικό Κεφάλαιο. Είναι οι «Έλληνες» εφοπλιστές που έχουν κατασκευάσει εκατοντάδες καράβια δεξαμενές, το κόστος των οποίων ξεπερνά τα 20 δις δολάρια, για να μεταφέρουν το LNG κυρίως των ΗΠΑ αλλά και της Αλγερίας, Αιγύπτου, Αυστραλίας κλπ. Συγκεκριμένα «στο αναλυτικό δημοσίευμα της Handelsblatt επισημαίνεται πως από τις 65 παραγγελίες LNG τάνκερ στην Άπω Ανατολή για το 2018, οι 33 προέρχονται από Έλληνες εφοπλιστές. Οι Έλληνες εφοπλιστές έχουν παραγγείλει καράβια αξίας 8,9 δισ. ευρώ το 2018 και τα 2/3 αφορούν τάνκερ μεταφοράς φυσικού αερίου. Διαθέτουν, έτσι, το μεγαλύτερο στόλο παγκοσμίως και ελέγχουν τον 1/5 του παγκόσμιου τονάζ, όντας μπροστά από την Ιαπωνία, την Κίνα και τη Γερμανία στην κατάταξη.[30]
Επομένως οι λόγοι που επικαλούνται για τον ξαφνικό θάνατο της λιγνιτικής παραγωγής είναι προσχηματικοί και αφορούν κυρίως το επικοινωνιακό παιχνίδι της Κυβέρνησης. Η πραγματικότητα είναι ότι ανάμεσα στα Λαϊκά - Εθνικά συμφέροντα και στα συμφέροντα του Εωρωατλαντικού Ιμπεριαλισμού προτάσσουν τα δεύτερα!
Επιπτώσεις στο περιβάλλον από τις εξορύξεις σχιστολιθικού υγροποιημένου φυσικού αερίου (LNG)
Η Υδραυλική Ρωγμάτωση (fracking) χρειάζεται πολύ νερό..
Γνωρίζουν άραγε οι ανά την επικράτεια οικολόγοι «λιγνιτομάχοι» πως παράγεται και τι επιπτώσεις έχει στο Περιβάλλον και στην υγεία των κατοίκων η διαδικασία εξόρυξης του σχιστολιθικού Υγροποιημένου Φυσικού Αερίου (LNG) το οποίο θα αντικαταστήσει τον «βρώμικο» λιγνίτη;
Η μέθοδος υδραυλικής διέγερσης ή υδραυλικής ρωγμάτωσης (fracking) που χρησιμοποιείται κατά κόρον για την εξόρυξη του σχιστολιθικού LNG δημιουργεί τεράστια περιβαλλοντολογικά προβλήματα για αυτό και οι κάτοικοι αυτών των περιοχών ξεσηκώνονται για να σταματήσουν τις εξορύξεις. Καταστροφή φυσικού τοπίου. Δεσμεύει τεράστιες εκτάσεις με πηγάδια και εγκαταστάσεις ανά 1,5 Km. Χρησιμοποιούνται τεράστιες ποσότητες νερού. Τα τοξικά χημικά που διοχετεύονται με το νερό στο υπέδαφος περνάν στον υδροφόρο ορίζοντα και τον μολύνουν. Τον υδροφόρο ορίζοντα μολύνουν και διαρροές από τα λύματα του κοιτάσματος που περιέχει βαρέα μέταλλα (αρσενικό, υδράργυρο) και ραδιενεργά σωματίδια. Ρύπανση έχει παρουσιαστεί και σε επιφανειακά ύδατα. Η διαδικασία της υδραυλικής ρωγμάτωσης δημιουργεί σεισμούς! Και για το κλίμα; Εκπομπές διοξειδίου του άνθρακα από τις εργασίες εξόρυξης και τον γεωτρητικό εξοπλισμό αλλά και τεράστιες διαρροές μεθανίου![31]
Γεωτρύπανο για την εξόρυξη του σχιστολιθικού LNG
«Οι δυνητικά καταστροφικές συνέπειες της χρήσης των τοξικών χημικών ουσιών που χρησιμοποιούνται κατά τη διεργασία της υδραυλικής ρωγμάτωσης (fracking) έχει τεκμηριωθεί άριστα, ιδίως όσον αφορά τον υδροφόρο ορίζοντα». [32]
Αυτές είναι μόνο μερικές από τις επιπτώσεις της εξόρυξης του «καθαρού» καυσίμου που έρχεται να αντικαταστήσει τον ρυπαρό λιγνίτη γι αυτό η επιστημονική επιτροπή που δημιουργήθηκε στην ΕΕ γνωμάτευση αρνητικά για μελλοντικές εξορύξεις LNG στις χώρες της ΕΕ… [33]
Και η αποθήκευση Η/Ε
Μπαταρία της Τεσλα ισχύος 150MW
Η εξόρυξη λιθίου, κοβαλτίου και των άλλων 17 "σπανίων γαιών" που χρησιμοποιείται στις μπαταρίες και στις ανεμογεννήτριες δεν απαιτεί μηχανήματα που εκπέμπουν διοξείδιο του άνθρακα αλλά παιδική εργασία, 100% "οικολογική".....[34]
Στέφανος Πράσσος* Περιφερειακός Σύμβουλος, εκπρόσωπος της "Αριστερής Συμπόρευσης για την Ανατροπή στη Δυτική Μακεδονία' Πρώην πρόεδρος του Συνδικάτου Εργαζομένων στην Ενέργεια "Εργατική Αλληλεγγύη"
ΓΙΑ ΤΗΝ ΣΕΛΙΔΑ www.tinakanoume.gr η γραφή είναι επεξεργασία εργαλείων αλλαγών. Είναι οικοδόμηση προϋποθέσεων συνείδησης πράξης Δεν επαρκούν οι αναλύσεις, η διαπίστωση συμπτωμάτων. Πολιτικός λόγος είναι η ανάγνωση των αιτίων, και η πρόταση που μπορεί να μετουσιωθεί σε πράξη μετασχηματισμών.
Η ΧΩΡΑ είναι καταδικασμένη σε ανεπίστροφη πορεία από το ανεπαρκές, διεφθαρμένο, πολιτικό προσωπικό. Από την κομματοκρατία έως και την σημερινή έκφραση της αριστεροκαπηλείας, το παρακρατικό βάθος και διαπλοκή. Ένα προσωπικό άγνοιας, ιδιοτέλειας, μεταπρατισμού. Μαζί με την πολιτική χάθηκε ο δημόσιος χώρος του λόγου και της ευθύνης.
Η ΑΔΥΝΑΜΙΑ ΣΥΓΚΡΟΤΗΣΗΣ ΘΕΤΙΚΟΥ ΛΟΓΟΥ προοπτικής και νέων κομμάτων οφείλεται σε: 1.) κυριαρχία παρωχημένων και ψεύτικων εννοιολογήσεων, 2.) αναδιάταξη θέσεων του παλιού πολιτικού προσωπικού 3.) αντιλήψεις άμυνας κεκτημένων χωρίς στρατηγικό βάθος και 4.) άγνοια σχέσεων τεχνικών οικονομίας και πολιτικής διεύθυνσης. Ότι απαιτείται η κλασσική και φιλοσοφική παιδεία για την διαχείριση του πολιτικού και της πόλης, αυτά που η χρηματιστική ολιγαρχία και η δικτατορία των αγορών δεν θέλουν να συμβαίνει.