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by : tinakanoumegk


Attacco all’Iran, Lucio Caracciolo: “Per Trump e Netanyahu questa è una guerra privata, ma i rischi regionali ricadono su di noi”

(estr. di Salvatore Cannavò – ilfattoquotidiano.it) – […] Una guerra senza senso, dall’esito imprevedibile, con un attore, Donald Trump, sospetto di essere sotto il ricatto di Israele per il caso Epstein, e con un protagonista assoluto, Benjamin Netanyahu, che è l’unico ad avere chiaro l’obiettivo: una guerra infinita per restare al potere. Lucio Caracciolo, direttore di Limes, offre uno sguardo come sempre analitico della situazione.

Come si colloca questa guerra nell’arco di quelle degli ultimi venti anni?

Nella traiettoria lunga delle guerre al terrorismo a partire dal 2001, dall’attentato alle Torri gemelle. Si tratta di guerre che per definizione sono invincibili, in cui si possono certamente ottenere dei risultati tattici, ma in cui non essendoci obiettivi strategici non si può rivendicare alcuna vittoria.

Le sembra che Trump si possa collocare in una continuità con George W. Bush?

Ci sono molte differenze. Innanzitutto, colui che l’ha dichiarata ha sempre definito questo tipo di guerra come stupida. Inoltre, a differenza di quelle di Bush, la guerra di Trump non ha una componente ideologica: il presidente Usa ha provato a sostenere che si trattasse di un cambio di regime, ma poi ha cambiato idea. E infine si tratta di una guerra privata, che scaturisce dal rapporto intimo, e contrastato, tra Netanyahu e Trump.

Che hanno obiettivi diversi…

L’obiettivo del premier israeliano è la guerra infinita in Medio Oriente, un modo per restare al potere il più a lungo possibile disinteressandosi delle sorti di Israele, mentre dall’altra parte penso non sia un cedimento al complottismo pensare che esistano forme di ricatto da parte di Netanyahu nei confronti di Trump, utilizzando il caso Epstein.

I rapporti di Epstein con Israele quindi offrirebbero a Netanyahu un’arma segreta?

Israele vuole evitare quello che considera il suo principale rischio, che l’America l’abbandoni. Quando Netanyahu ha paragonato Israele a Sparta, cioè a una potenza militare permanente e capace di dotarsi da sola dei mezzi per difendersi, si riferiva proprio a questo scenario. Tel Aviv, che ha come necessità assoluta il coinvolgimento attivo degli Usa, ha invece visto crescere lo scenario di un’America, intesa come élite, governo e opinione pubblica, che ne ha abbastanza del Medio Oriente. I sondaggi Usa vanno in questo senso.

Questo progetto si pone al prezzo di una destabilizzazione continua del Medio Oriente. Fino a dove può arrivare l’Iran?

[…] Per l’Iran l’obiettivo è sopravvivere. Obiettivo che ritengo possibile, a meno di una guerra civile interna, su cui puntano gli israeliani, e dunque della fine dell’Iran. Che però non è un regime, ma uno Stato che ha un regime. Quindi, se si vuole cambiare il regime occorre cambiare lo Stato, affrontando le incognite conseguenti. Si continua impropriamente a parlare di Khamenei, padre e figlio, come di un dittatore, ma non è così. In Iran la guida suprema è simbolica, ha potere, ma lo condivide con una quantità di persone che fanno capo ai Guardiani della Rivoluzione.

Ma se questo potere dovesse essere destrutturato, che succede?

Ci troveremmo di fronte al sovvertimento dell’ordine che ancora esiste in Medio Oriente e che lo stesso Iran garantisce. Stiamo già vedendo in questi giorni la destabilizzazione di un’area che resta importante per il resto del mondo e soprattutto per noi europei e italiani.

E dove si ferma Trump?

Questo purtroppo non si è ancora capito.

Per quanto riguarda l’Italia, esistono le condizioni per dire che siamo in guerra, non ci siamo oppure potremmo finirci?

Certamente oggi quelle condizioni non ci sono, non siamo in guerra al momento. Ma il rischio di finirci involontariamente c’è. Possiamo finire nel mirino della rappresaglia e gli Usa o Israele o tutti e due possono costringerci a utilizzare asset italiani per la loro guerra e in tal caso quegli asset diventano bersagli.

Esiste ancora un diritto internazionale o ci sarà un nuovo equilibrio tra Stati e potenze?

L’equilibrio geopolitico è possibile ed è sempre auspicabile, ma non c’entra nulla con il diritto internazionale che in realtà non è mai esistito. Oggi è ancora di più così come dimostra il discorso che il premier canadese Mark Carney ha tenuto a Davos poche settimane fa. Gli americani si sono sempre regolati con il proprio standard, e alla fine ognuno ha i suoi valori e i suoi interessi.

[…]

Che giudizio dà di Sánchez?

Si deve dare atto a Sánchez di aver assunto una posizione particolarmente coraggiosa e di buon senso nel momento in cui sembra prevalere il non senso. In ambito euroatlantico stiamo assistendo a un riposizionamento, lento, ma anche a un impazzimento delle posizioni semplicemente perché assistiamo a eventi che non controlliamo e che ci limitiamo a subire.

A Meloni non sono mancate la schiena dritta e la testa alta che spesso rivendica?

Meloni, e non solo lei, è ancora sconvolta per quello che sta succedendo: nessuno ci aveva detto quello che stava per accadere e noi non siamo stati in grado di prevederlo. […]

by : tinakanoumegk


Caduta anche l’ipocrisia della guerra “giusta”. Questo conflitto è contro i Brics e per il petrolio

(Massimo Cacciari – lastampa.it) – Questa volta, almeno, ci vengono risparmiate le ideologie sulla “guerra di liberazione”. Certo possiamo trovarne ancora qualche cantore, ma solo tra i vassalli dei Trump e dei Netanyahu, i quali, come non si sognano più di perdere il proprio tempo discutendo alle Nazioni Unite o con gli “alleati” europei, così si mostrano interessati alla liberazione del popolo iraniano da decenni di despotismo teocratico quanto all’insediamento di una Repubblica di incorruttibili in Venezuela. Credo che anche la questione del nucleare rimanga in realtà del tutto in secondo piano.

Trump non ci fa certo leva come il suo collega Bush jr., ancora zavorrato da consuetudini di pseudo diritto internazionale, alla ricerca di rendere “giusta” l’invasione dell’Iraq con la storia delle armi di distruzione di massa. Che importa se meno di un anno fa l’Intelligence americana aveva detto che non esistevano prove concrete dello sviluppo di un armamento atomico in Iran. Che gli ayatollah desiderino avere l’atomica è cosa ovvia. E un Paese che ne dispone diventa intoccabile o quasi. Vedi Corea del Nord. Perciò l’obbiettivo che gli ayatollah certamente perseguono va a ogni costo impedito. Giusta guerra preventiva – come chiamavano quella da loro scatenata gli Imperi austro-ungarico e prussiano nel 1914.

La posta in gioco è ben superiore a tutte le ragioni che vengono sbandierate in questi giorni. Il disordine globale degli ultimi anni sta via via condensandosi intorno ad alcuni nodi fondamentali, ovvero precipitando alle questioni ultime sulle quali o si determinerà un nuovo Patto tra i grandi spazi imperiali, analogo a quello stabilito in forza della Seconda Grande Guerra, o non vi sarà alternativa alla catastrofe. In questo gioco, dove gli Imperi cercano di posizionarsi nelle condizioni migliori in vista sia della prima che della seconda possibilità, l’Iran gioca un ruolo essenziale.

L’Iran non è l’Iraq, non è paragonabile a altri Stati medio-orientali, è un medio-impero, con una storia millenaria, determinante gli equilibri dell’intera area. Ma non solo, le sue alleanze sono di peso strategico per il complesso delle relazioni geo-politiche. Questo è il punto: abbattere la potenza dell’Iran significa assestare un colpo determinante all’intesa, e più che intesa, che andava maturando, sul piano di una cooperazione a tutto campo, tra Iran, Cina e Russia. Intesa che avrebbe potuto allargarsi, oltre la dimensione economico-commerciale, ad altre potenze regionali, come il Pakistan.

In un mondo dove i conflitti regionali dilagano, in cui a un ritmo insostenibile per l’Occidente si affermano nuove potenze economiche che danno vita a intese e alleanze tra loro, vedi Brics, per rivendicare la propria autonomia anche politica, gli Stati Uniti non potranno mai “volentieri” acconsentire a un Iran strategicamente alleato a Cina e Russia, e quindi a un controllo di tutte le “rotte” energetiche da parte di una tale alleanza. E siamo al problema: o le leadership mondiali comprendono di essere giunte alla soglia fatale, riconoscono le rispettive ragioni e trovano intorno a esse un patto-compromesso (la sola “pace” concessa a noi mortali), oppure la valanga diverrà inarrestabile.

Siamo in guerra, e falsificazioni, propaganda, chiacchiere fanno parte di questo gioco feroce. Restano, semplici nella loro crudezza, gli atti che segnano irreversibilmente un mutamento d’epoca, una nuova stagione del discorso e della prassi politica, il crollo definitivo di una cultura che aveva segnato il secondo dopoguerra e l’avvio dell’Unione europea.

Non solo nessun leader europeo ne è oggi l’erede, ma la maggior parte nasce dalle correnti ideologiche che più fieramente l’avevano contrastata. Ventotene e Camaldoli dove siete? Solo dieci anni fa avevano ancora l’impudenza di celebrarvi. C’è oggi quasi da sentire nostalgia per quei rituali ipocriti. È venuto meno anche il rispetto per i defunti. A Ventotene si pensava a un ordine internazionale federale, non «mediante un impero che riduca gli altri Stati a suoi vassalli», un ordine «che sottragga alla sovranità di tutti gli stati associati i mezzi con cui possono far valere i loro particolarismi egoistici», un ordine dotato di un corpo di leggi «al quale tutti egualmente debbono essere sottomessi».

Quali utopie da anime belle! Oggi la nostra Realpolitik esalta Imperi e, allo stesso tempo, moltiplica nazionalismi e sovranismi con i quali staterelli vari coprono la loro condizione di vassallaggio. Ai laici di Ventotene rispondevano allora i cristiani-cattolici di Camaldoli: non dimenticate la persona! La persona viene prima dello Stato, e lo Stato lo riconosce attraverso la sua azione vòlta a liberarla da tutti gli ostacoli che ne impediscono il pieno sviluppo e la piena partecipazione alla vita politica. Che salutare disincantamento anche da queste prediche, le quali, direbbero i Vance, frenano la competizione, sprecano risorse a fini assistenzialistici, limitano l’efficienza decisionistica degli esecutivi! E a Ventotene e a Camaldoli invocavano insieme: “pace”.

Anzi, lo scrivevano addirittura: ripudiamo la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Illusi; come potevano capire la natura degli Imperi se li detestavano moralisticamente? Un Impero non può ripudiare la guerra, almeno fino a quando la pace non sia la sua pace, quella che viene dalla sua vittoria e dallo schiacciamento del nemico. Pax romana, appunto.

E così, a forza di Realpolitik, siamo passati dal ripudio al non ripudio della guerra, al ritenerla infine una situazione normale, il mezzo standard con cui si risolvono i conflitti. Superfluo anche ormai discutere sulle ragioni di una parte o dell’altra – dispute scolastiche, sofistiche. Chi è più forte ha un diritto di natura a intervenire là dove ritenga minacciati i propri interessi. Ma chi è oggi il più forte? Se l’Occidente crede di esserlo e si sbaglia, il suo errore sarà fatale per il pianeta Terra.

by : tinakanoumegk

 https://www.ariannaeditrice.it/articoli/il-cuore-di-tenebra-dell-occidente

Il cuore di tenebra dell'Occidente

di Antonio Castronovi - 05/03/2026

Il cuore di tenebra dell'Occidente

Fonte: Antonio Castronovi

Chi governa realmente l’Occidente? Cos’è quel sistema che definiamo comunemente come democrazia liberale? In questo sistema il popolo è veramente sovrano? E se non lo è, a chi appartiene la sovranità reale? Se non risponde al popolo, a chi risponde? Esiste il lato oscuro del Potere? Come s’inserisce il caso Epstein nel sistema liberale occidentale? Democrazia e potere sovrano sono inscindibili oppure si è creata o è sempre esistita una scissione o frattura tra questi due momenti?
La democrazia è sempre sovrana, oppure è solo una forma di legittimazione del potere, che può essere estraneo alla volontà popolare e rimanere oscuro e invisibile? 
Insomma la democrazia liberale è solo un’opinione?
Democrazia e autocrazia nell’antichità.
Possiamo dire che non tutto quello che appare sia vero e non tutto quello che è vero appare nella sua luce. L’Apparenza e la Verità sono i due poli del dualismo alla base dell’epistemologia, cioè della teoria della conoscenza nella filosofia classica greca.
La filosofia antica, da Platone ad Aristotele, distingueva, infatti, la doxa, intesa come l’opinione, dall’epistème, cioè dalla conoscenza. In Platone, il Mito della Caverna illustra perfettamente questo passaggio: chi vive nell’oscurità scambia per realtà le ombre proiettate sul fondo.
La democrazia che veneriamo come l’apice della civiltà non è che l’ombra proiettata sul muro della nostra caverna. Dietro lo schermo del voto e del consenso, il Potere reale agisce indisturbato. Chiunque tenti di illuminare il meccanismo rischia la fine di Socrate, colpevole di aver svelato che il governo del popolo era già allora il terreno di caccia di demagoghi e oligarchie finanziarie.
La democrazia è formalmente il “ governo del popolo “, che si riuniva nell’Agorà per deliberare sul governo della Polis. Ma c’era un problema. Chi votava? Non votavano tutti, com’è noto. Il diritto di voto dipendeva dal censo, dalle origini, dal genere.  I requisiti per votare erano, oltre alla cittadinanza, l’essere maschi e adulti, il possedere un censo (ricchezza) o far parte dell’esercito. Tutti gli altri erano esclusi: donne, stranieri residenti, schiavi e liberti.  Le assemblee erano orientate da chi aveva potere e denaro o da chi era abile nell’arte oratoria, i demagoghi, leader carismatici che manipolavano il consenso del demos, portando a decisioni come fu quella che portò alla condanna di Socrate per le sue critiche alla democrazia ateniese. In questo senso i grandi filosofi greci denunciavano la democrazia, che degenerava facilmente nell’Oligarchia e nella Tirannia, e si posero il problema del buon governo della Polis da sottrarre all’influenza e al controllo dei demagoghi e dei ricchi.
La denuncia della demagogia e della crematistica era il fondamento della filosofia come processo conoscitivo orientato alla verità e al bene comune.
Uno dei vizi della democrazia era stato l’aver sdoganato la possibilità dell’accumulo di ricchezza illimitata quando prima, nell’età arcaica dei Tiranni, questa era tenuta sotto controllo e limitata dal potere sovrano, che non premiava e non garantiva i creditori e gli usurai e proteggeva i gruppi sociali legati al commercio e all’artigianato dall’oligarchia aristocratica e parassitaria terriera. I sovrani sumeri, assiri e babilonesi come Hammurabi, cancellavano regolarmente i debiti per evitare la schiavitù per debito e la concentrazione del potere in un’oligarchia di creditori.  Chi prestava denaro lo faceva a suo rischio e pericolo perché non era garantito dallo Stato il diritto alla sua restituzione. In questo modo era assicurata la stabilità e la pace sociale. Il richiamo di Aristotele a combattere gli eccessi della ricchezza e a perseguire il “giusto mezzo”, lo ritroviamo più tardi nella preghiera cristiana del Pater Noster, in quel “rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori”, dimenticati da una civiltà europea che osa ancora definirsi cristiana. Anche nell’antica Roma, nel periodo monarchico, vigeva un principio simile, anche se non formalizzato, annullato con l’avvento della Repubblica, cioè della supremazia della classe ricca senatoria.
Michael Hudson, prestigioso storico marxista dell’economia, sostiene che i re di Roma (così come i “tiranni” greci dell’epoca) agissero come un contrappeso all’aristocrazia parassitaria terriera. Il loro obiettivo era mantenere una classe di contadini-soldati liberi e autosufficienti, essenziali per l’esercito e i lavori pubblici.
Hudson interpreta la cacciata di Tarquinio il Superbo e la nascita della Repubblica non come una vittoria della “libertà” democratica, ma come un colpo di stato dell’oligarchia dei creditori.
Con la fine della monarchia, venne così  meno l’autorità capace di proclamare l’annullamento del debito (i giubilei), pratiche comuni nel Vicino Oriente che i re romani cercavano di emulare.
Il Diritto Romano, con la Repubblica, istituì un sistema legale fortemente orientato ai diritti dei creditori, che permetteva di espropriare le terre ai debitori e ridurli in schiavitù per debito (nexum), portando alla polarizzazione economica che Hudson ritiene causa ultima del collasso di Roma. 
Questo spirito antico lo ritroviamo curiosamente ancora oggi nell’attuale Costituzione iraniana, nella terra che fu di Babilonia, che prevede che il denaro sia prestato dalle banche senza percepire alcun  interesse. Lo ritroviamo anche nella Cina e nello spirito del confucianesimo, in cui il denaro è considerato un “bene pubblico”, non di mercato. Noi oggi definiamo questi paesi come tirannie e autocrazie perché non sono retti secondo i principi del libero mercato del denaro e della libera e illimitata possibilità del suo accumulo. Nell’antica Grecia l’oikonomia, il cui fine era produrre per il sostentamento della polis, era distinta dalla chrematistike, l’arte di accumulare ricchezza, slegata dalla sua utilità sociale. Platone nella Repubblica sosteneva la limitazione della proprietà privata e  considerava la ricchezza smodata un  frutto della disonestà. Non a caso agli occhi di tanti, il buon vecchio Platone  viene catalogato oggi  come un precursore dell’ideologia comunista e un  sostenitore della tirannia.
La deriva nichilista dell’Occidente
L’antico conflitto tra rendita e lavoro, riecheggia oggi nel conflitto tra potere della finanza e produzione che caratterizza la fase neoliberale dell’economia globale, il cui  riflesso più evidente si manifesta oggi nel conflitto tra la Cina manifatturiera con i paesi BRICS e l’imperialismo finanziario statunitense. Anche il buon vecchio Marx - in Lotte di classe in Francia dal 1848 al 1850 - denunciava il peso dell’aristocrazia finanziaria (banchieri e finanza in primis) e la sua pretesa di “arricchirsi non attraverso la produzione, ma tramite la speculazione, il gioco d’azzardo e la rapina dell’altrui ricchezza”. Lezione oggi dimenticata da tanta sinistra (non solo quella liberal),sostenitrice delle guerre “democratiche” di civiltà  nel mondo, che venera la democrazia formale e dimentica quella sostanziale; che ha rimosso la sua vocazione anticoloniale ed antimperialista; che privilegia l’approccio culturalista dei diritti individuali, del politicamente corretto e delle identità delle minoranze variamente declinate, rispetto ai diritti sociali e alla lotta alle disuguaglianze e alla ricchezza smodata. La nostra è una società libertina, senza più un’etica pubblica, religiosa o laica che sia ( a religione zero direbbe E.Todd) che fissi i limiti invalicabili allo sfrenato individualismo e all’egoistico edonismo dei desideri illimitati, dove impera un narcisismo spinto che sta distruggendo le basi comunitarie del vivere insieme. La libertà del soggetto, elaborata dalla filosofia occidentale - con Spinoza, Kant e Hegel - sta degenerando nel nichilismo e nella negazione di ogni pensiero dialettico, sta precipitando in un delirio di onnipotenza che genera mostri. “Dio è morto! Dio resta morto! E noi l'abbiamo ucciso!”, dice Nietzsche ne La gaia scienza. Ma con la morte di Dio la volontà dell’uomo, che prima era limitata dalla legge divina, sostituisce lo spazio prima occupato da Dio e diventa volontà di onnipotenza, rifiuto di credere in un’universale legge morale che lega tutti gli individui; non ha portato all’ “Oltreuomo”, capace di creare propri valori di senso basati sulla responsabilità umana, ma ha aperto la strada al nichilismo e al relativismo etico. L’odierna  degenerazione morale del potere ha le sue radici in questa deriva nichilista ed individualista della democrazia liberale?
Questi spunti di riflessione devono indurci a de-ideologizzare l’approccio formalistico-democratico liberale e la sua pretesa universalità, rivalutando problematicamente le esperienze storiche che si sono poste il problema della ricerca della giustizia sociale che la democrazia greca e la nostra, che ne è in qualche modo erede, hanno ignorato. La democrazia senza giustizia sociale e senza un’etica pubblica,  può evolversi  nella  forma oligarchica di un  potere senza limiti e privo di una morale. La ricerca dell’equilibrio sociale appartiene paradossalmente alle radici più antiche della nostra civiltà, promossa da un potere sovrano che noi oggi definiamo come  autocratico e dispotico. Non è strano? Domanda: perché la democrazia liberale non è stata storicamente in grado di promuovere la giustizia sociale? Ci sarebbe da riflettere.
La democrazia liberale e il caso Epstein
Allora cosa diavolo è ciò  che noi moderni definiamo come  “democrazia” e "progresso"?
In quale anfratto della Storia dobbiamo collocare quello che abbiamo definito il “mondo moderno” che l’Occidente ha forgiato nel corso soprattutto degli ultimi cinque secoli di colonialismo, di sopraffazioni, di predazioni, di guerre contro il resto del mondo? E come definire la sua degenerazione attuale, quando le parole sono esaurite e il vocabolario non ci aiuta?
Ma davvero pensiamo che la nostra cosiddetta democrazia liberale sia il governo del popolo e non quello dei demagoghi e degli ultraricchi? Che invece essa non altro sia che apparenza, l'ombra che ci appare di un Potere reale che non vediamo nella sua vera natura?
In questo contesto, il caso Epstein non va letto come un isolato fatto di cronaca nera, ma come lo squarcio che rivela la struttura del sistema.  Epstein non era un semplice criminale, ma l'anello di congiunzione tra l'oligarchia finanziaria, l'intelligence e le élite politiche: un sistema di ricatto e cooptazione che agisce "nelle tenebre", totalmente svincolato da ogni controllo democratico. È l'esempio plastico di quel lato oscuro del Potere citato in apertura: una zona d'ombra dove la sovranità non appartiene al popolo, ma a una rete transnazionale che usa il vizio e il denaro per controllare  i governi.
Come definire questo “Potere”?  Giulietto Chiesa ha usato la formula dei “Padroni Universali”, una cupola transnazionale non ben definita di oligarchi della finanza e del potere militare che controlla, di fatto, il mondo e detta l’Agenda ai governanti dei vari paesi.
La sua vera natura è sempre stata sotto i nostri occhi, nelle sue guerre e nelle sue insopportabili diseguaglianze, ma l'abbiamo intravista con gli occhi distorti dall’ideologia e dalla falsa coscienza, dalla prospettiva distorta della propaganda e della società dello spettacolo, dal mito del consumismo e delle false libertà individuali, continuando a scambiare le ombre della caverna per la luce della verità.
Chi esercita realmente il potere nel nostro paese, nell’Unione Europea e finanche negli USA? E in nome di chi? Non certo del popolo sovrano! Noi certamente eleggiamo delle rappresentanze, ma queste a chi rispondono? Sono realmente sovrane? 
La storia del nostro paese è costellata di martiri che hanno sacrificato la loro vita per essere leali con il principio costituzionale della sovranità popolare. L’UE è retta invece da un’oligarchia tecnocratica non eletta, con la sua Commissione e il suo organo militare della NATO, che decide a nome nostro della Pace e della Guerra in Europa e nel Mondo. Il nostro paese è in realtà una colonia anglosassone, privo di ogni sovranità geopolitica. Negli stessi Usa, la potenza economica e militare più forte nel mondo, non è chiaro se governi il suo Presidente eletto o poteri oscuri, senza mandato democratico, siano essi le sue elite militari e finanziarie del Deep State, varie logge massoniche, oppure le tecnocrazie che agiscono all’ombra di Club privati, di Commissioni costruite ad hoc come il WEF, il Gruppo Bilderbeg e la Commissione Trilaterale, di miriadi di ONG che, nell’insieme, condizionano e dettano l’Agenda di governo al mondo intero.
Possiamo quindi affermare che il potere in Occidente non sia democratico, nel senso del governo del popolo, ma tecnocratico e oligarchico e che le sue élite non rispondano direttamente al popolo ma sia condizionato e influenzato, corrotto, da forze che agiscono nell’ombra e fuori da ogni controllo democratico Non è questo il dato più sconcertante che viene svelato dall’esplodere del caso Epstein?
Il caso Epstein e la natura oscura del potere.  
Questo caso rappresenta una radiografia del potere globalista, di un’élite transnazionale fatta di politici, miliardari, grandi finanzieri, accademici di prestigio, gente dello spettacolo, aristocrazie reali di antica foggia, mal-fatte e corrotte. Gente senza scrupoli che si muove senza confini, senza controlli reali e senza responsabilità per le proprie azioni.  Il mare di fango sta già inondando anche il vecchio continente: a tremare sono paesi come la Gran Bretagna e la Francia, la Norvegia e il Belgio.  Un deputato democratico statunitense, Ro Khanna, che ha visto i file desecretati, ha dichiarato: " Ho visto la lista dei clienti di Epstein senza omissis. Sarete shockati quando saprete chi c'è dentro. Primi ministri, Presidenti, ex Primi Ministri, ex Presidenti, miliardari, personalità dei media, persone potenti in generale. Sia Democratici, sia Repubblicani. E' stato uno dei più grandi insabbiamenti della storia americana".
Stiamo assistendo, attoniti, al declino morale e alla rivelazione della natura criminale e satanica della civiltà occidentale e delle sue élite, dedite a rituali satanici e alla pedofilia, annegata nell’orgia dionisiaca del potere, composta letteralmente da pederasti, depravati e debosciati, pedofili, torturatori e sadici e che all’occorrenza si travestono da filantropi per coprire la pestilenza immonda di cui sono infetti. Un’élite post-borghese, nichilista e priva di hegeliana “coscienza infelice”,  espressione del capitalismo assoluto e antidialettico che domina oggi l’Occidente.
Sono sconcertanti poi l’imbarazzo e il silenzio omertoso  che avvolgono questi eventi macabri da parte della politica, di destra e di sinistra,  per non dire del fetore che promana dalla fogna del potere  mediatico e culturale del nostro paese. E’ vergognoso che gli “eredi” (si fa per dire) dei De Gasperi, Togliatti, Nenni, Di Vittorio, Enrico Mattei, Moro, Pertini, Berlinguer e dello stesso Craxi; oppure di giornalisti come Enzo Biagi, Oriana Fallaci, Mauro De Mauro, Giorgio Bocca, Giulietto Chiesa, Walter Tobagi, Tiziano Terzani e Gianni Minà, insomma è vergognoso che questi presunti “eredi”- compreso lo stuolo di intellettuali afoni, in specie quelli della sinistra più o meno liberal e radicale - siano un personale politico, culturale e mediatico innominabile, fatto di servi, di vili e di leccapiedi, dediti a ossequiare i potenti tacendo delle loro nefandezze.  Personaggi degni delle pene dell’Inferno dantesco, da collocare nelle Malebolge dell'VIII Canto, dove sono condannati gli adulatori, "gente attuffata in uno sterco che da li umani privadi parea mosso”.
E’ questo il vero scandalo!
Nell’intervista del 13 marzo 2024 di Dmitrij Kiseljov, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin aveva affermato: “Le élite occidentali sono abituate da secoli a riempirsi la pancia di carne umana e le tasche di denaro. Ma devono rendersi conto che il ballo dei vampiri è giunto al termine !”.
E’ stata, questa, un’affermazione allegorica o realistica?
In realtà cambia poco nel suo profondo significato. Questo ballo macabro, in tutte le sue possibili accezioni, deve finire.
Oggi il Re è nudo. L'Apocalisse rivelatore sta togliendo il velo dai nostri occhi increduli: a Gaza restituendoci la verità del regime sionista genocida e razzista di Israele; in Ucraina nella guerra neonazista per procura della NATO contro la Russia; in Iran con l’assassinio dell’Imam Khamenei e  l’ignobile e vile attacco terroristico  di USA e Israele per sottomettere una intera civiltà millenaria alla loro logica violenta, coloniale ed antiumana; e con il caso Epstein consegnandoci una montagna d’immagini e documenti raccapriccianti che fatichiamo a considerare reali, abituati come lo siamo stati, a vivere nell'oscurità e nella falsità del vero Potere.
Il caso Epstein ci mostra la natura antiumana della nostra corrotta civiltà, la natura di un Potere che non nasce dalla sovranità popolare, ma che si nutre di forze oscure che controllano e dirigono le sorti del mondo. Un Potere incontrollabile perché non vive nella luce del sole e della verità, perchè sottratto alla volontà popolare e al controllo pubblico.
Per una catarsi purificatrice
L'Occidente è entrato in un periodo critico della sua storia terminale.
Oggi, la sua, è una civiltà assolutamente insana, disumana, puramente diabolica, priva di qualsiasi freno morale, dove chi aspira ad entrare tra le sue élite deve dar prova di essere disposto a stipulare un patto faustiano col diavolo, consegnando la sua anima in cambio del potere.
Se l’Inferno esiste, abita qui da noi. Il regno di Satana è questo.  Non ci resta che guardare in faccia l’orrore e il lato oscuro di questo potere, senza negarlo, ma senza permettere che il male ci abiti, che diventi assuefazione.  La redenzione passa attraverso una catarsi e il riconoscimento del male, attraverso quel  grido finale di Kurtz morente, “Che orrore! Che orrore”, nel romanzo “ Cuore di Tenebra” di J. Conrad, potente denuncia del colonialismo e del lato occulto della civiltà occidentale; ma passa anche attraverso una “rivoluzione” che ristabilisca l’ordine umano e naturale delle cose.
Tutte le Bastiglie dell’Occidente - politiche, finanziare, mediatiche e culturali - dovrebbero crollare ed essere prese d'assalto dalla furia popolare. I suoi popoli dovrebbero animare rivolte, senza più tollerare la feccia immonda che esercita un potere illegittimo e incontrollato sulle nostre vite. Se mai rinascita di quello che definiamo Occidente ci sarà, questa non potrà non avvenire che sulle sue ceneri.
Se ci fossero ancora spiriti liberi in Occidente, incapaci di sopportare il dolore causato dal male che promana dalle viscere corrotte della sua decaduta civiltà, dovrebbero supplicare non il dio Serpente Arimane, demone persiano delle tenebre invocato da Leopardi per donargli una morte liberatrice,
 il “Re delle cose, autor del mondo, arcana malvagità, sommo potere e somma intelligenza, eterno dator de' mali e reggitor del moto”, che si nasconde nel buio delle viscere del mondo e nella notte (G.Leopardi, “Ad Arimane”). Questo appello dovrebbe essere rivolto, all’opposto, al dio persiano del giorno e della luce trionfante, Ormuz / Oromaze, per implorare la fine del nostro corrotto e malefico Occidente e chiedere per lui “quello che è creduto il massimo de' mali, la morte”, affinché si compia la profezia di Giovanni con la sconfitta della Bestia dell’Apocalisse e il trionfo della Luce contro le Tenebre.

by : tinakanoumegk


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1. ΤΟ ΠΑΡΑΛΟΓΟ ΕΠΙΚΡΑΤΗΣΕ ΤΗΣ ΛΟΓΙΚΗΣ
Σύμφωνα με την Βικιπαίδεια η γεωγραφική έκταση της Πελοποννήσου είναι 21.439 τ.χ. (τετραγωνικά χιλιόμετρα) και του Ισραήλ λίγο μικρότερη στα 20.770 τχ. Αν το πυραυλικό σφυροκόπημα του Ιράν κατά του Ισραήλ συνεχιστεί για μερικές βδομάδες ή μήνες, η ισραηλινή επικράτεια απειλείται με κονιορτοποίηση και τον θάνατο χιλιάδων αμάχων πολιτών. Ουδείς λογικός και σώφρων πολίτης έχει κατανοήσει τους λόγους που ΗΠΑ και Ισραήλ συναποφάσισαν να επιτεθούν στο Ιράν. Το παράλογο επικράτησε της λογικής.
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Γιώργος Βάμβουκας
2. ΑΝΑΜΕΝΕΤΑΙ Η ΑΜΟΛΥΒΔΗ ΚΑΙ ΤΟ ΝΤΙΖΕΛ ΝΑ ΕΚΤΙΝΑΧΘΟΥΝ ΣΤΑ 3 ΔΟΛΑΡΙΑ ΤΟ ΛΙΤΡΟ; ΠΡΟ ΤΩΝ ΠΥΛΩΝ ΑΝΕΥ ΙΣΤΟΡΙΚΟΥ ΠΡΟΗΓΟΥΜΕΝΟΥ ΠΑΓΚΟΣΜΙΑ ΟΙΚΟΝΟΜΙΚΗ ΚΡΙΣΗ;
Τα πυραυλικά κτυπήματα του Ιράν σε διυλιστήρια της Σαουδικής Αραβίας και σε συνδυασμό με το κλείσιμο των στενών του Ορμούζ, πολύ πιθανώς να εκτινάξουν την τιμή του βαρελιού άνω των 200 $. Στην περίπτωση αυτή στην Ελλάδα το λίτρο της αμόλυβδης βενζίνης και του ντίζελ θα αυξάνονταν αντίστοιχα στα 3 και 2,80 δολάρια. Υπόψη ότι η Σαουδική Αραβία παράγει άνω των 10.000.000 βαρελιών πετρελαίου την ημέρα. Σε παρόμοια επίπεδα είναι και η παραγωγή καυσίμων της Ρωσίας. Ρωσία και Σαουδική Αραβία καλύπτουν περίπου το 23% της παγκόσμιας ζήτησης καυσίμων. Οι γεωπολιτικές εξελίξεις στη Μέση Ανατολή ολοταχώς ωθούν την ανθρωπότητα σε άνευ ιστορικού προηγούμενου παγκόσμια οικονομική κρίση.
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3. ΣΥΝΤΑΡΑΚΤΙΚΕΣ ΚΑΙ ΑΠΡΟΒΛΕΠΤΕΣ ΟΙ ΠΟΛΕΜΙΚΕΣ ΕΠΙΧΕΙΡΗΣΕΙΣ ΣΤΟ ΗΦΑΙΣΤΕΙΟ ΤΗΣ ΜΕΣΗΣ ΑΝΑΤΟΛΗΣ
Συνταρακτικές και απρόβλεπτες εξελίσσονται οι τρέχουσες πολεμικές επιχειρήσεις στο βάραθρο της Μέσης Ανατολής. Εμφανές είναι ότι Κινέζοι εμπειρογνώμονες περί των οπλικών συστημάτων καθοδηγούν τους Ιρανούς ως προς την ακρίβεια των πυραυλικών κτυπημάτων. Οι αμερικανικές βάσεις ανηλεώς σφυροκοπούνται από το Ιράν. Πρόκειται για συγκλονιστική εξέλιξη που ΗΠΑ και Ισραήλ δεν είχαν προβλέψει. Το Ιράν έπληξε τις βρετανικές βάσεις στην Κύπρο. Μακάρι να μην κτυπήσουν τη Σούδα. Αν οι επιτυχείς πυραυλικές επιθέσεις του Ιράν συνεχιστούν, βέβαιο είναι ότι οι ΗΠΑ θα έλθουν αντιμέτωπες με αντίστοιχες ήττες σαν αυτές που υπέστησαν στο Βιετνάμ, το Ιράκ και το Αφγανιστάν. Για να ηττηθεί το Ιράν στο πεδίο της μάχης απαιτούνται χερσαίες επεμβάσεις από ΗΠΑ-Ισραήλ και τους Νατοϊκούς συμμάχους τους. Μια μαζική χερσαία επιχείρηση κατά του Ιράν ενδεχομένως θα απαιτούσε άνω των 500.000 στρατιωτών. Η Ελλάδα ως χώρα μέλος του ΝΑΤΟ θα ήταν πρόθυμη να έστελνε στην κρεατομηχανή της Μέσης Ανατολής έστω σώμα 10.000 στρατιωτών; Αναμφίβολα, η κόλαση της Μέσης Ανατολής μας ξυπνά μνήμες Βόρειας Αφρικής, όπου στην αρένα των μαχών προδιαγράφηκε η ήττα των Γερμανών ναζί στον Β' Παγκόσμιο Πόλεμο.
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4. Άνοιξαν οι Πύλες της Κολάσεως του Γ’ Παγκόσμιου Πολέμου;
Άρθρο δημοσιεύτηκε στις 28 Φεβρουαρίου, 2026 από gvamvoukas
Γιώργος Βάμβουκας
Καθηγητής του Οικονομικού Πανεπιστημίου Αθηνών
Από την πρωία της 28ης Φεβρουαρίου 2026 στο πεδίο των αιματηρών μαχών αναμετρώνται δύο πανίσχυρα γεωπολιτικά μπλοκ. Από τη μια μεριά, οι ΗΠΑ και το Ισραήλ με τους συμμάχους τους, και από την άλλη, το Ιράν έχοντας στο πλευρό του Κίνα και Ρωσία. Και το φλέγον ερώτημα είναι: Άνοιξαν οι Πύλες της Κολάσεως του Γ’ Παγκόσμιου Πολέμου; Πολλά τα ζωτικής σημασίας ερωτήματα που θα μπορούσαν να τεθούν. Ωστόσο, πασιφανές είναι ότι οι συγκλονιστικές πολεμικές εξελίξεις στη Μέση Ανατολή σηματοδοτούν κοσμογονικές εξελίξεις στη σφαίρα της παγκόσμιας γεωπολιτικής σκηνής. Επανειλημμένες δηλώσεις των προέδρων Κίνας και Ρωσίας ότι, σε περίπτωση επίθεσης των ΗΠΑ και Ισραήλ κατά του Ιράν θα προκαλούσε την στρατιωτική εμπλοκή τους, αναμφίβολα ενισχύουν το αξιόμαχο και την αποτελεσματικότητα των ιρανικών ενόπλων δυνάμεων.
Η βέβαιη έμπρακτη συμπαράσταση Κίνας και Ρωσίας στο ιρακινό καθεστώς καταδεικνύουν ότι το Ισραήλ με τις ΗΠΑ και τους λοιπούς δυτικούς συμμάχους (Μ. Βρετανία, Γαλλία, Γερμανία, κ.ο.κ.), θα αντιμετωπίσουν ακανθώδη προβλήματα ως προς την διαχείριση της εξελισσόμενης δραματικής διεθνούς γεωπολιτικής κρίσης. Η κόλαση της Μέσης Ανατολής ενδέχεται να λειτουργήσει σε βάρος των ΗΠΑ , του Ισραήλ και των συμμάχων τους. Το Ιράν, η Συρία, το Ιράκ, η Τουρκία και οι υπόλοιπες αραβικές χώρες που εχθρεύονται το Ισραήλ, καταφανώς υπερτερούν σε ανθρώπινο δυναμικό και με την υποστήριξη Κίνας και Ρωσίας αναβαθμίζεται η στρατιωτική ισχύ τους.
Η πιθανή εμπλοκή του ΝΑΤΟ με χερσαίες δυνάμεις στη φλεγόμενη Μέση Ανατολή θα ισοδυναμούσε με απόπειρα αυτοκτονίας. Αν οι ΗΠΑ, η Μ. Βρετανία, η Γαλλία και η Ιταλία αποφάσιζαν να δράσουν στο ιρανικό έδαφος με χερσαίες δυνάμεις θα απαιτούνταν στρατιωτικές δυνάμεις τουλάχιστον 500.000 στρατιωτών. Εκτός του Ιράν, σε μάχες εκ του συστάδην η συμμαχία ΗΠΑ-Ισραήλ και λοιπές χώρες ΝΑΤΟ, θα αντιμετώπιζε και άλλες εχθρικές προς τη Δύση αραβικές χώρες. Η στρατιωτική βοήθεια Κίνας και Ρωσίας προς το Ιράν σε συστήματα πυρηνικής τεχνογνωσίας λειτουργεί αποτρεπτικά σε πιθανές χερσαίες επιχειρήσεις των ΗΠΑ και των νατοϊκών συμμάχων τους.
Οι χώρες της Μέσης Ανατολής είναι 18 εκ των οποίων 7 χωροθετούνται στην Αραβική Χερσόνησο. Η γεωγραφική έκταση όλων των χωρών της Μέσης Ανατολής είναι 7.349.077 τ.χ. (τετραγωνικά χιλιόμετρα), με το συνολικό τους πληθυσμό να εκτιμάται το 2025 περίπου σε 480.000.000 άτομα. Η έκταση της Μέσης Ανατολής θεωρείται τεράστια, συγκριτικά με την συνολική έκταση των 27 χωρών της Ευρωπαϊκής Ένωσης που προσδιορίζεται σε 4.233.262 τ.χ. Η έκταση της Σαουδικής Αραβίας ανέρχεται σε 2.149.690 τ.χ. και ακολουθούν το Ιράν με 1.648.195 τ.χ., η Αίγυπτος με 1.001.450 τ.χ., η Τουρκία με 783.562 τ.χ., η Υεμένη με 555.000 τ.χ., το Ιράκ με 437.072 τ.χ., κ.ο.κ.
Τα στατιστικά στοιχεία αποκαλύπτουν ότι το Ισραήλ (Δαβίδ) αντιπαρατίθεται στο γεωπολιτικό πεδίο με τον Γολιάθ (Ιράν). Η γεωγραφική έκταση του Ισραήλ είναι μόλις 20.770 τ.χ., ήτοι μικρότερη από την έκταση της Πελοποννήσου (21.550 τ.χ.). Ο πληθυσμός του Ιράν υπολογίζεται σε 88.000.000 και του Ισραήλ μόλις 9.850.000 άτομα. Λαμβάνοντας υπόψη ότι σημαντικές χώρες της Μέσης Ανατολής, όπως Τουρκία, Συρία, Ιράκ, Υεμένη (Χούθι), Λίβανος (Χεζμπολάχ), κ.ο.κ., υποστηρίζουν το Ιράν συνάγεται, ότι, στο ενδεχόμενο μακράς πολεμικής σύρραξης ο πόλος ΗΠΑ-Ισραήλ- Ισραήλ- Μ.Βρετανία- Γαλλία-Ιταλία θα αντιμετώπιζε αρκετά στρατιωτικά προβλήματα.
Κομβικής σημασίας παράγοντας των αναμενόμενων εξελίξεων στον ευρύτερο χώρο της Μέσης Ανατολής, συνιστά η μεγάλη βοήθεια Κίνας-Ρωσίας προς το ιρανικό καθεστώς σε προηγμένα οπλικά συστήματα και πυρηνική τεχνογνωσία. Η στρατιωτική τους βοήθεια επιδρά πολλαπλασιαστικά στο ηθικό και την αποτελεσματικότητα των ενόπλων δυνάμεων του Ιράν. Η ενδεχόμενη πολεμική νίκη του Ιράν με τους συμμάχους του κατά του Ισραήλ και ιδίως η στενή συνεργασία Κίνας-Ρωσίας σε στρατιωτικό επίπεδο, εκπέμπουν δυσοίωνα μηνύματα προς τις ΗΠΑ για επερχόμενες συνταρακτικές εξελίξεις στη σφαίρα της παγκόσμιας γεωπολιτικής σκηνής. Ας αναλογιστούμε το μέγεθος των αναπόφευκτων κοσμογονικών γεωπολιτικών αλλαγών, σε περίπτωση που η Κίνα επιχειρούσε την κατάληψη της Ταιβάν.
Οι επόμενες μέρες κρύβουν απρόβλεπτους κινδύνους. Αν οι αναμενόμενες στρατιωτικές επιθέσεις του Ιράν και των συμμάχων του, επιφέρουν καίρια πλήγματα στην ενδοχώρα του Ισραήλ, στις βάσεις των ΗΠΑ σε Κατάρ, ΗΑΕ, Ιορδανία, Κουβέιτ, Σαουδική Αραβία, Μπαχρέιν, κ.ο.κ., αναπόφευκτα οι γεωπολιτικές εξελίξεις στον ευρύτερο χώρο της Μέσης Ανατολής θα είναι συνταρακτικές. Στο ενδεχόμενο εκτεταμένου στρατιωτικού κτυπήματος σε αστικές περιοχές της ισραηλινής επικράτειας και μεγάλων απωλειών σε άμαχο πληθυσμό, σίγουρα το Ισραήλ με τις ΗΠΑ θα έμπαιναν σε μεγάλες περιπέτειες.
Αντικειμενικά, το μικρό πληθυσμιακό δυναμικό του Ισραήλ δεν δύναται να ανταπεξέλθει σε πολύχρονο πόλεμο έναντι του Ιράν και των υπόλοιπων πολυπληθών αραβικών χωρών. Από την άλλη μεριά, οι ΗΠΑ είναι διατεθειμένες να θυσιάσουν στην πολεμική κρεατομηχανή της Μέσης Ανατολής χιλιάδες αμερικανούς στρατιώτες; Επίσης, Ελλάδα, Γερμανία, Μ. Βρετανία, Γαλλία, Ιταλία, Πολωνία και άλλες ευρωπαϊκές χώρες μέλη του ΝΑΤΟ, θα θυσίαζαν στην κόλαση της Μέσης Ανατολής χιλιάδες στρατιώτες και άμαχο πληθυσμό για την εξυπηρέτηση των γεωπολιτικών συμφερόντων των ΗΠΑ και του Ισραήλ; Πέραν πάσης αμφιβολίας, το φλέγον ερώτημα που προκύπτει από την ανωτέρω ανάλυση είναι: Η έκρηξη του πολεμικού ηφαιστείου της Μέσης Ανατολής ενδέχεται να ρίξει την ανθρωπότητα στο βάραθρο ενός Γ’ Παγκοσμίου Πολέμου;
by : tinakanoumegk


(ΚΑΠΟΙΕΣ «ΥΠΟΓΕΙΕΣ» ΙΣΤΟΡΙΚΕΣ ΡΟΕΣ - ΑΝ ΜΠΟΡΕΙ ΝΑ ΕΧΕΙ ΚΑΠΟΙΑ ΣΗΜΑΣΙΑ. Δεκαετία του 70. Αδελφικές σχέσεις με φοιτητική οργάνωση στην Ιταλία είχαμε ιδιαίτερες με τους Ιρανιάνους. Σε εμάς, (ΑΑΣΠΕ – ΕΚΚΕ), στην Ρώμη, η Ομοσπονδία τους, (FUSII: Ενωτική Ομοσπονδία Ιρανών Φοιτητών στην Ιταλία) είχε παραχωρήσει τα γραφεία της για συνεδριάσεις και εκδηλώσεις μας - Γ. Κ.).
ΣΤΗΝ ΣΥΖΗΤΗΣΗ ΜΕ ΤΗΝ ΛΑΜΠΡΙΝΗ ΘΩΜΑ: Από τις διαδηλώσεις και το κίνημα "Woman, Life, Freedom", μέχρι τον ρόλο του Σάχη, τη νοσταλγία για το παρελθόν, αλλά και τα μεγάλα γεωπολιτικά συμφέροντα της Δύσης, της Ρωσίας και της Κίνας στην περιοχή.
Θεματικές Ενότητες (Timestamps):
00:00 - Πώς είναι η κατάσταση στο Ιράν
08:25 - η Πολύπλοκη ζωή στο Ιράν
11:43 - Σχέσεις Ιράν - Δύσης και οι Συμπεριφορές των Ιρανών
15:54 - Το Διαδίκτυο στο Ιράν
17:37 - Ο Σάχης και η Επανάσταση
24:21 - ο Παγκόσμιος Νότος, τα συμφέροντα και η μεγάλη εικόνα
30:33 -Ελληνο-Ιρανικη φιλιά και περσική Τέχνη
35:48 - τι δεν ξέρεις για το Ιράν
by : tinakanoumegk

 

CronacaEditorialiInterno


Intelligenza artificiale e “dover essere”. La Tecnica e il dilemma dell’etica

(Massimo Cacciari – lastampa.it) – La straordinaria impresa compiuta dalla fisica matematica del XX° secolo andando “oltre sé stessa” nei campi della biologia, della psicologia e dell’evoluzione delle strutture complesse, impresa spiegata da Giorgio Parisi in questo suo chiarissimo e affascinante volume, giunge oggi a sfide e problemi che decideranno il nostro futuro, la nostra cultura, nel senso antropologico del termine. Questo futuro non sarà estrapolabile dall’analisi dello stato presente, poiché dipenderà appunto dai nostri comportamenti collettivi, dalle decisioni che prenderemo. Le decisioni comportano salti, discontinuità, crisi. Ma – ed è bene ricordarlo – la scelta della strada, una volta operata, determinerà in modo irreversibile l’evoluzione successiva. Chi determinerà tale scelta? Chi governerà lo sviluppo delle bio-tecnologie e delle Intelligenze artificiali? Secondo quale “senso” procederà il loro inarrestabile progresso? Il lavoro dello spirito ha segnato conquiste straordinarie. Ma potrebbe essere a sua volta “conquistato” – ed è forse ciò che minaccia di accadere. I capitoli finali del libro di Parisi denunciano il pericolo – e indicano come affrontarlo.

L’I.A.non riproduce il nostro cervello (come l’aereo non riproduce il volo degli uccelli o la ruota un paio di gambe), ne rappresenta una equivalenza funzionale. Capace non solo di “sovrumane” capacità di calcolo, ma anche di apprendimento autonomo e di intuizione strategica, e quindi in grado di porre e risolvere problemi, fornendo indicazioni, consigli e terapie. Che cosa la distingue dall’Intelligenza umana? Il fatto che questa è inseparabile dal corpo. E questo corpo dalla singolarità di questo essere vivente. Il cervello è un corpo che pensa. Affetti, passioni e immaginazione non rappresentano ostacoli per l’intelligenza, ma suoi fattori intrinseci. Senza le ragioni del corpo non si darebbe ragione. Senza immaginazione non sarebbe mai nata alcuna grande scoperta scientifica. Ma queste ragioni affondano nell’inconscio, e l’inconscio a sua volta nel labirinto della genesi, fino alle irraggiungibili Madri del Faust di Goethe. Si giungerà a dare un corpo all’I.A.? E a inserirvi una memoria come quella umana, memoria associativa, che ricorda anche di aver dimenticato (Agostino)? Non sembra sia interesse di nessuno procedere in questa direzione, che sarebbe quella del “replicante”. A che serve una I.A. che sa di morire e prova angoscia per questo, che soffre di non avere corpo (e come farebbe a soffrirne se non lo ha?), che sogna? L’I.A. opera riducendo la complessità del cervello umano. Si potrebbe però pensare che proprio questa complessità, questa sua “infinita” plasticità, che giunge fino a porsi problemi irrisolvibili o fini impossibili, siano “mali” da guarire, magari attraverso opportuni interventi che ne trasformino la struttura. La Tecnica, intesa nel suo significato meta-fisico, tiene dentro di sé questa possibile prospettiva: dalla trasformazione della natura a noi esterna come non giungere all’idea della trasformabilità della natura che noi stessi siamo, e di quel suo “fiore” che è il nostro cervello?

Siamo a un bivio tra utopia e distopia, e lo scienziato che ha corpo e mente in questo mondo reale, come Parisi, lo sa bene. La Tecnica attuale può essere un formidabile agente di liberazione da lavoro meccanico, comandato, da una gestione irrazionale delle risorse, da malattie di ogni tipo, così come aumentare vertiginosamente disuguaglianze, ingiustizie, favorire il potere di grandi sistemi economico-finanziari estranei a ogni possibile forma di democrazia, responsabili soltanto difronte all’incremento della propria ricchezza e del proprio potere.

Quale vita si vuole costruire con l’I.A.? poiché essa sarà sempre più chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nelle scelte che dovranno essere assunte in campi socialmente e politicamente decisivi, dalla scuola, alla sanità, alla giustizia, ma, oltre ancora, anche nelle stesse relazioni politiche internazionali, diviene allora fondamentale sapere da quali fonti il sistema delle Intelligenze artificiali “imparerà”, quali “valori” saranno elementi del loro input, chi ne governerà le fasi di apprendimento, se e quale discernimento si realizzerà nella sterminata massa dei dati di cui dispone. Le Intelligenze artificiali entrano ormai prepotentemente nella sfera del dover essere. A quale etica saranno informate? Dalla risposta, dice Parisi, dipende in quale mondo vivranno gli umani.

by : tinakanoumegk


 Από το περιοδικό "ΠΑΝΟΠΤΙΚΌΝ – τετράδιο ολικής αντιπαράθεσης", τεύχος 14, Οκτωβρίου 2010.

1. Αναφορές του εκδότη Κώστα Δεσποινιάδη στο εισαγωγικό του κείμενο:
• ΒΙΚΤΩΡ ΟΥΓΚΩ: "η εξέγερση είναι αποτέλεσμα δύο πραγμάτων: συσσώρευσης πόνου και συσσώρευσης ιδεών".
• ΒΑΛΤΕΡ ΜΠΕΝΓΙΑΜΙΝ: "Αν ο εχθρός νικήσει ούτε οι νεκροί δεν θα είναι ασφαλείς στους τάφους τους".
2. Από το τεύχος: γράφει ο ΓΕΡΑΣΙΜΟΣ ΛΥΚΙΑΡΔΟΠΟΥΛΟΣ - επισυναπτόμενη εικόνα.